sabato 15 gennaio 2011

L'origenialità di un testo

Riconosco la qualità di un testo da quanto sia cavo, spazioso e profondo per risucchiarmi. Dalla profondità del suo inguine. Un testo che funziona ha il magnetismo di un nuovo luogo che mi riconduce per un sottopassaggio inscrutabile al mio, dilatandemelo, come prima non era o come non credevo che fosse.
Non credo che esistono delle regole assolute e universali, per confezionare alla meglio un'opera, un racconto, una qualsiasi prova letteraria, che comunichi questa sensazione di estraneità, di  perdita, sospensione e insieme di familiarità, di improvviso e inatteso ritrovamento a qualcosa di noto.
La confidenza con l'abisso di solito non ha una scuola. Ma leggo e avverto sempre di più l'ostinazione ai dettami della scuola corretta, dove il manoscritto deve rispettare i parametri del bassorilievo, il piccolo olio su tela dalle tinte corrette e armoniose, mai oltre un modico rosato di mattone e senza mai esagerarle, anche se non troppo naturali è meglio. Da non avvicinarsi troppo e non toccare con le dita se non sia di buon cachemire. Senza odore e soprattutto senza troppe altezze. Uno scrittore non deve mai cacciare la lingua o lasciare la porta aperta del bagno. Senza capire che non si potrà insegnare un'altezza, una statura. Si può solo avvertire quando arriva se vi sono i presupposti naturali perché questa arrivi. La statura di un paragrafo ha la possibilità di creare un effetto di vertigine...

... ma questi sono fenomeni da baraccone, andiamo! Uno scrittore deve fare dell' altro, per cortesia. Non confondiamo le idee. Prima di tutto deve essere ben pettinato, educato e di un'originalità smorzata, ma sempre corretta. Niente lingua e pipì con la porta chiusa. A chiave! Un lettore vuole correttezza, non ha bisogno di emozioni sporche e troppo artificiose. Ha bisogno che se tu dici che Carla entra masticando una gomma, quella gomma deve rimanere nella sua bocca per qualche motivo che deve essere detto esplicitamente e non sottinteso. E anche il colore della gomma è importante. Una volta che tu citi la gomma, devi essere preciso, altrimenti non sai scrivere e prendi in giro chi ti legge, e i lettori non vogliono essere presi in giro. I lettori vanno aiutati e soprattutto ricompensati del doppio sacrificio, del loro danaro e del loro tempo. Dunque, come dicevo non mi interessano le sue scarpe, le sue emozioni, la strada che farà, ma devo prima capire tutto quello che accade alla sua gomma, e come è fatta la sua gomma, non solo il colore. Un vero scrittore non si accontenta mai, deve farla vedere la gomma. E anche ogni lettore al mondo, deve capire il motivo della sua gomma nella bocca, oltre al suo colore. Devi farmi vedere quando e dove la sputa, dico a te, scrittore balordo. Voglio capire quando la sua bocca sia libera e come cambieranno le sue parole dopo lo sputo. Altrimenti non vado avanti, perché avrai creato un precedente di disattenzione e lascerai il lettore smarrito. Ma io già lo so che non andrò avanti. Intanto la gomma è sparita. Non si sa se è stata ingoiata o sputata. È mai possibile una cosa del genere? Ma hanno idea questi scribacchini di cosa significhi lo scrivere? Oddio, guarda qui che disordine! Questo secondo paragrafo non lo reggo, è gonfio di vento, come un vecchio veliero. Pesa un accidenti. Tu che cosa dicevi, che questo qui avrebbe del talento? Non lo so, non hanno capito che conta la scuola, il metodo, l'uniformarsi a un certo standard? Eppure lo abbiamo detto e scritto e ripetuto più volte sul nostro sito. Non inviateci scritti del genere. Questi scrittori. O non leggono o quando leggono qualcosa non sanno fare altro che copiare come dannati. Le nostre informazioni sono sempre così chiare, davvero non capisco!

Scusa, ma se hai letto solo una pagina? È normale che non capisci, no? Stai parlando di tutt'altro, ma non lo stai leggendo.

Sì, insomma, lo sto sfogliando. Guarda che non mi ci vuole molto, poi. Io lo sento l'odore del testo origeniale. E poi che cos'è tutto questo tuo buonismo, adesso!

Orige...che cosa, scusa?

Il testo origeniale. È una mia definizione. Il testo che cerco è quello che vorrei e che non ho ancora  trovato, dico tra gli inediti. Quello che funzioni come vorrei che funzionasse. Quello dove non c'è niente da dire e da fare. Il testo perfetto.

Un testo così non esiste.

Che cosa dici?

Dico che non lo trovi. Non puoi leggere come vorresti che fosse qualcosa. Nessuna cosa è come la vorresti tu. Nessuna cosa al mondo è come la vorremmo e nemmeno come la vorrebbe chi la scrive.

Adesso vuoi farmi anche la lezioncina. Sentiamo, che cosa significa quest'attacco di prima mattina?

Tu vuoi solo che le persone scrivono seguendo degli standard, dei tuoi standard. Tre, o quattro libri di grande valore  saranno diventati grandi per motivi che lo scrittore ignora, o forse per quelli che lo hanno maggiormente deluso, dammi retta.

Lo credi davvero?

Lo penso, piuttosto. E credo che tu non abbia voglia di leggerli. Quando leggi pensi a come dovrebbe essere, a come potrebbe funzionare se fosse stato fatto con le tue regole. La chiarezza, la coerenza, la logica. Tutto alla luce, tutto deve ritornare, ma non sei attento.  La gomma in bocca, il colore, tutti gli accessori che diventano il centro, tutto questo è raccapricciante. E se invece uno scrittore vuole parlare di qualcosa di più oscuro, non vuole collegare, non vuole intrecciare e rettificare tutto a modo tuo? È letteratura o contabilità questa qui?

Allora se non è chiaro non è uno scrittore, perdonami! E poi, insomma, tutti possono farlo in quel modo. A mettere le parole in fila senza un senso, e giocando a fare i simbolisti, i dadaisti, i macchinisti delle parole e sentirsi l'avanguardia nelle braccia e nei polsi, senza sapere che sono già monchi. Oggi l'origenialità è questa, invece. Ascoltami bene: "La casa di Carla ha una bella vista sul mare azzurro. Carla distende una camicia bianca al sole giallo. Ha degli occhiali azzurri come il mare, dove adesso nuota suo figlio e si allontana nell'azzurro del mare e nel bianco della schiuma . Quella camicia bianca come la schiuma del mare azzurro è di suo figlio che nuota, come il colore azzurro dei suoi occhiali è uguale a quello del mare azzurro dove adesso il figlio si allontana. Come si allontana anche il colore bianco della camicia del figlio scivolata via per il vento, che non è azzurra ma è bianca, come il gabbiano bianco che si posa sul palo bianco della spiaggia bianca, come la spuma del mare azzurro, come gli occhiali azzurri della madre che guarda il figlio allontanarsi nel bianco e nell'azzurro del mare e adesso anche la sua camicia bianca è scivolata sul palo bianco dove posa il gabbiano e lo incappuccia, di bianco nel suo bianco". Allora? Dico a te!

Questo secondo te vuol dire... descrivere in modo origeniale?

Questo vuol dire scrivere! È solo un mio esempio, ma di chiarezza assoluta, come puoi vedere. Non la vedi quanta luce? Il lettore vuole capire e basta. Deve soffocare nella luce chiara del sole e delle parole, senza ombre. Ma senza sforzo, senza trappole e senza equivoci. Vuole vedere i colori, sapere esattamente quello che accade alle persone quando si spostano, si muovono, si allontanano. E quali colori di un personaggio corrisponderanno a quelli di un paesaggio relativo o di un altro oggetto simultaneo e contingente all'azione che si sposta con loro. Non puoi scrivere se non lavori sui collegamenti giusti con la dovuta precisione e accortezza. Devi rendere la tua strada assolutamente più chiara, più limpida e più luminosa, ma senza troppe emozioni, che quelle fanno solo chiasso, non servono. Questi scrittori fracassoni di emozioni non li sopporto proprio più! Invece con l'uso oculato delle corrispondenze, rinforzi i colori del balcone, della spiaggia e del mare, la piuma del gabbiano aiuterà la spuma a staccare di più sul mare e quindi sulla camicia nel vento, mentre il mare farà lo stesso sugli occhiali della madre azzurra verso la lontananza bicolore del figlio bianco e di quella monocromatica del gabbiano sul palo incappucciato dalla camicia. Madre e mare, che finezza, te ne sei accorta? E tutti e due azzurri, poi. Come il figlio e il gabbiano. Questa è l'arte, mia cara. Ma il fatto è che questi scrittori a certe raccomandazioni non ci badano. Non hanno idea della matematica, ma solo della loro poesia. Non dicono certe cose importanti, ma lasciano tutto in sospeso, senza un briciolo di tecnica e di umanità per il povero malcapitato lettore. È un vero delitto. Adesso questo lo darò a te. Vedi cosa vuoi farci, che ne ho abbastanza.

Me lo metto in borsa, che adesso vado. Buona fortuna!

Che fai, già scendi?

Non ho voglia di origenialità ma solo di bagnarmi. Mi è venuta la nausea, maestro! Vado a farmi un tuffo in una piscina bionda. Nuda come il mare.


2 commenti:

lucianopagano ha detto...

Ho scoperto grazie al link il tuo bel blog, un saluto!

luigi ha detto...

Ti ringrazio molto della visita e del tuo giudizio.
Un saluto e a presto, nei nostri relativi paraggi.