giovedì 21 settembre 2017

"Il conflitto": proposta editoriale per la collana di teatro "Cōmōdìa". Edizioni "Le Mezzelane"


Ho firmato da qualche giorno la proposta editoriale per la mia pièce inedita in tre atti "Il conflitto", con la casa editrice "Le Mezzelane", che cura, tra le altre, una collana interamente dedicata al teatro, dal nome  Cōmōdìa . "Il conflitto" è un lavoro molto diverso da quelli a cui mi sono dedicato, dove ho sperimentato alcune chiavi e soluzioni che avevo in animo da tempo di affrontare e che ho ritenuto rappresentative di questa mia fase di approfondimenti e di ricerca.
Sono rimasto molto colpito e felice dalla fiducia che è stata data a questa pièce.
Qui lo staff editoriale:



Qui il link con la collana dedicata al teatro:  Cōmōdìa







mercoledì 20 settembre 2017

Creatività e spazio


Penso che ogni getto creativo richieda sempre uno spazio adeguato, che lo contenga e che lo slanci. Uno spazio che andrebbe meritato e che si raccordi quanto più possibile alle caratteristiche di quel certo linguaggio, di quella forma attraverso la quale uno scrittore o un qualsiasi altro artista si esprime, o quanto meno cerca di farlo in una sua possibile unicità.
Un'espressione richiede sempre un suo spazio, ma nello stesso tempo ne preserva già al suo interno le caratteristiche climatiche, il tipo di aria, di luce e di latitudine.  In diversi casi l'essenza più pura di un processo creativo sarà nutrita dalla conoscenza scrupolosa del proprio spazio,  altrimenti non avrebbe modo di esprimersi e di compiersi. Scrivere o in ogni caso creare qualcosa senza uno spazio adeguato a quelle frequenze, potrebbe essere un'esperienza molto poetica e suggestiva d'immaginazione; in diversi casi un'impresa onirico- eroica, se non di puro onanismo, per i più tormentati, semmai, ma anche un viatico per la disperazione o l'invasamento.
Dovendo ripercorrere un certo bilancio, legato alle mie personali aspettative riservate alle mie esperienze creative, proprio l'altra mattina, mentre guidavo per fare ritorno in città, mi accorgevo, riflettendo, che quasi tutte le speranze riposte, quelle che mi hanno tenuto vivo e ispirato, che mi hanno consentito quel giusto ardore e quindi il fantasma di quello spazio necessario, non si sono mai avverate, a dispetto di quando prevalessero all'interno delle mie emozioni e dei miei sentimenti, nel periodo della loro espansione. Mentre, all'opposto, tutto quello che posso dire di aver raggiunto e realizzato, quasi mai è stato sperato, forse disperato, ma comunque non ha mai vissuto quella particolare incubazione che ne preservasse quello spazio fantasmico di sopravvivenza.
Ma d'altro canto anche il solo sperare cose e situazioni che non si sono mai avverate, ha rappresentato un momento interessante di crescita per la mia vita. Uno spazio diverso, più intimo, anche se non concreto e tangibile all'interno di un quadro più ampio, maturando la consapevolezza di quanto conti la stagionatura di un'idea, al di là dell'immediatezza disperata di condividerla sempre e a tuti i costi.






domenica 17 settembre 2017

Ancora Remarque




In un'esperienza letteraria importante, avverto sempre questo senso diffuso di deriva, che si dipana dentro e oltre me stesso, disperdendomi in territori lontani ma nello stesso tempo profondamente famigliari. Così come mi è sempre accaduto negli incontri con opere profonde, indimenticabili, anche  in questo passaggio, mirabile quanto misterioso, di Erich Maria Remarque:

" Guardavo il suo viso abbandonato, dalle lunghe ciglia, che rimosso dalla magia del sonno non sapeva più nulla di me; del resto non esistevano più i giuramenti, i gridi, le estasi di un'ora prima, e non c'ero nemmeno io, al punto che avrei potuto morire senza che se n'accorgesse, guardavo avidamente, con un lieve orrore, quella creatura umana a me estranea che ormai era quanto di più vicino possedessi, e compresi che si possiedono per intero soltanto i morti perché non possono fuggire. Tutto il resto pulsava e si mutava e si separava, si spostava e non era più la stessa cosa già nel momento in cui affiorava. Soltanto i morti sono fedeli. Questa è la loro potenza".

Estratto da "Ombre in paradiso".





sabato 16 settembre 2017

Bookabook




venerdì 15 settembre 2017

Estratto da inedito


"[...] Continuarono a fumare, tranquilli e come assenti, divorati dal mare dell’albergo. Mi sembrava di trovarmi davanti a un quadro. Un quadro che ritraeva due persone di spalle: un uomo e una donna, che fumavano. Avrei immaginato anche il titolo di quel quadro: giovani che fumano, o anche: due giovani camerieri che fumano. Ero fuori e dentro il quadro delle loro figure di spalle. L’odore delle loro sigarette mi raggiungeva e si mischiava con quello del mare, che ogni tanto scrosciava, schiaffeggiava e poi divorava la costa. Forse si erano accorti di me, come anche in un quadro può capitare che le figure ritratte si accorgano di essere viste. E nello stesso modo può capitare che anche dal fumo di sigaretta di un quadro, arrivi a percepirsi l’odore, mischiato con quello del mare dipinto, che ogni tanto scroscia e schiaffeggia e poi divora la costa in un olio su tela. Il tempo e la luce. I miei due copioni, riservati a loro, erano toccati dal vento e risuonavano della loro certezza di vuoto. Non ricordo quanto tempo rimasi a guardarli di spalle, i due fumatori silenziosi, gli unici ribelli che si erano sottratti alla prova dello spettacolo; venuti meno quasi nello stesso istante e per le stesse ragioni. E adesso fumavano insieme, così vicini, quasi a sfiorarsi. In quello stesso punto Klaus era stato da solo, con il suo vecchio copione, così immerso da non accorgersi nemmeno lui delle carenze presenti nelle scene, quelle che mi aveva rinfacciato.  In quello stesso punto Klaus era ritornato anche con mia sorella Lidia, in uno o più bagni tristi di pomeriggio, nei quali si erano inquinate le loro maledizioni sentimentali. E anche io, poco lontano da quel punto, forse esattamente quello stesso punto, mi ero accovacciato, accanto alla bella Irene, quando le cercavo nella borsa la crema solare per bambini e mi accorgevo di quella lettera con la busta strappata, che non ebbi il coraggio di estrarre e di leggere alle sue spalle, mentre con un pretesto le sistemavo meglio l'asciugamano nel vento. Tutto ritornava e si rievocava, in quello stesso punto, svanendo nell’ultimo respiro di sigaretta, mentre il fumo dei due camerieri si fondeva con i riflessi azzurrati del mare. Solo allora dissi qualcosa. In un sottovoce percepibile, ma stabile, diretto, un poco vacillante [...]".

Da "Il sangue dell'aria", romanzo inedito di Luigi Salerno

mercoledì 13 settembre 2017

Ombre in paradiso




"Mi fermai davanti al negozio di pipe Dunhill. Brune, lucenti o opache mi apparvero i simboli della vita borghese e della sicurezza, promettenti un riposo prezioso e serate di conversazioni tranquille, notti col profumo di miele, di rum, di tabacco, stagnante ancora nei capelli, nel bagno attiguo il leggero fruscio di una donna non troppo magra che si prepara per la notte e per l'ampio letto. Come era diverso tutto ciò dalle sigarette in terra straniera, fumate sino alla cicca, schiacciate in tutta fretta, le nere gauloises, che odoravano di angoscia, non di piacevole tranquillità!".

Estratto da "Ombre in paradiso", di Erich Maria Remarque



martedì 12 settembre 2017

"Melting point", di Baret Magarian (Quarup 2017)