martedì 18 novembre 2014

Free ebook sample of...



Free ebook sample of: è questo lo spazio in cui il libro in Smashwords si presenta nella sua parte iniziale, In cui si valuta se valga davvero la pena di investirvi quello che il lavoro dice di valere (quanto meno il corrispettivo in danaro). La disponibilità di una certa parte di testo la trovo una scelta intelligente e oculata.
È quello che fa anche Smashwords, in questo spazio apposito: 
La donna della stanza diciannove
Cercherò sempre di rendere disponibili parte dei miei lavori, in primo luogo per consentire in qualche modo, direi in questo modo, quello che è o che potrebbe essere il mio mondo. Anche un solo accenno o qualcosa di più di qualcosa potrebbe dare dei segnali importanti, quelli stessi che io cerco e che esploro in continuazione nelle mie scelte di lettore, che porteranno a migliorare notevolmente le mie scelte di scrittore. Quanto meno me lo auguro.

l.s

sabato 15 novembre 2014

Tre promozioni gratuite per questo sabato:


Oggi, per tutto il sabato, in promozione gratuita:

1) La vecchia e il bosco 
2) Il chiodo nella lampadina 85 monologhi cluster
3) Delle luci della sera di un tempo

Luoghi di scrittura e dintorni.


Penso che la scrittura sia un processo insondabile, molto particolare e misterioso. Parlo naturalmente per me. Mi accorgo sempre di più che interessarmi a questo processo, alla sua possibile evoluzione, mi rende molto difficile avere dei pregiudizi suoi luoghi dove questo processo dovrà o potrebbe in qualche modo articolarsi, diffondersi, arenarsi. Certo che mi interessa che quello che scrivo in qualche modo abbia un destino, ma non attribuisco un valore assoluto a questo destinarsi, ma solo allo scorrere del processo, alla sua perpetua cascata, che si nutre e si basta da sé. Il resto è relativo, non valorizza il nucleo del processo.
Oggi ascolto e devo dire che gusto molto fragore intorno ai luoghi del pubblicare. Ai luoghi leciti, prestigiosi, illeciti, clandestini, troppo comodi e abbordabili, santificati, demonizzati, quindi ancora un accapigliarsi sulla carta e sul digitale, d'accordo. Non trovo dove sia il problema. Mentre scrivo questo post ho accanto a me un meraviglioso testo in cartaceo di Jerzy Kosinski "L'uccello dipinto". Romanzo in edizione integrale, incantevole, che credo rileggerò per la terza volta, appena concluso questo post. Per cui non mi schiero contro e per qualcosa, perché non sempre un cambiamento, una trasformazione debbano per forza infrangersi come un meteorite sul passato, ma mi oriento e tasto il terreno, annusando e non giudicando. Osservando quello che c'è di buono e di cattivo, come in ogni cosa, dal vino rosso al peperoncino, alla società amatoriale di atletica per mio nipote.
Siamo in piena fase di transizione, ma ormai avanzatissima, non credo che sia più una transizione. Il cambiamento ormai è avvenuto. Non si può ragionare come se nulla fosse successo. Il cambiamento ormai è irreversibile, buono o cattivo che esso sia, bisogna farci i conti, in qualche modo. Ogni tipo di evoluzione, più o meno traumatica o indolore, porta con sé una varietà di problematiche, ma quelli che sono o che saranno i miei progetti, la mia ricerca ma soprattutto il mio divertimento, non potranno che sghignazzare e prendere aria in questo cambiamento: in questo ristrutturarsi di nuovi parametri, equilibri, tensioni, la mia anima canta e fischietta sotto la pioggia e attraverso i campi, fino a tardi. È una grande fortuna trovarsi nel mezzo di questo terremoto. Una splendida opportunità di crescita, di sensibilità, di divertimento, di fallimenti irreversibili ma senza l'ombra della noia, per fortuna. È questo quello che conta: la varietà della vita, le sue dinamiche, contro ogni forma di cristallizazione e di monopolio della cultura o di una certa idea della cultura. Una qualsiasi evoluzione che crei maggiore spazio, farà sì venire fuori le miserie di chi quello spazio forse non lo meriterebbe, ma allo stesso tempo consentirà a tutti coloro o anche ai pochi ai quali uno spazio meritato è stato negato, una seconda opportunità, o anche una prova, un esperimento nuovo e irripetibile. E questa è una forma raffinata, anche se incompresa da molti intellettuali, di civiltà.
Uno scrittore che scrive bene non avrà nulla da temere. Non saranno i luoghi meno elettivi a togliergli quello che ha. Non saranno i luoghi più ambiti a dargli quello che non ha. Non saranno i marchi, le sigle, le persone che lo acclamano o quelle che lo disprezzano a decidere per il valore di quello che ha tentato di dire o che in qualche modo ha detto. Quel valore potrebbe non scoprirlo mai, a maggior ragione se crede che il valore sia solo in un luogo ufficiale, legato a una certa ortodossia, senza la quale il suo processo sarebbe insulso, o addiritura inutile. Il percorso di un artista deve rimanere selvatico ma assolutamente aperto nelle profondità del suo tempo, incline alla condivisione, soprattutto, di quello che uno scrittore ritiene valido, o quanto meno comunicabile. Uno scrittore deve divorare il mondo e le sue possibilità, senza essere troppo sospettoso e senza escludere nulla che non sia stato provato, sperimentato fino in fondo. Provare, stremarsi, logorarsi e poi semmai smettere o scegliere o dormirci su. Semmai contraddirsi, ma vivere senza precludersi un percorso solo per un pregiudizio di forma. Tutto qui.
Non conta il luogo delle mie parole, ma conta l'intensità del processo. L'amore e la dedizione di quel processo è l'unica cosa che conta. Il suo senso incompiuto, infinito. La vita farà il resto. Un pensiero, un'idea, non valgono il loro luogo. Un sonetto del Petrarca, se dovessi leggerlo stasera, tracciato con il gesso di fronte alla pizzeria della mia strada in salita, non perderebbe un solo battito, una sola emozione della mia bellissima edizione integrale dei Meridiani curata da Marco Santagata. Forse ne guadagnerebbe, specie se fosse stato dedicato a qualcuno, che da una finestra potrebbe scorgerlo e incantarsene.
"Il faut être absolument moderne"Così Rimbaud. Il resto non conta. In nessun caso, ormai. Secondo me è già tardi per parlarne.
E adesso posso raggiungere il mio Kosinski.

venerdì 14 novembre 2014

"In un giorno vispo di pioggia". Racconto lungo in sette atti



Con questo mio lungo racconto ho tentato una strada alternativa, che ho trovato molto utile e credo formativa. Ho utilizzato il materiale narrativo con una forte componente teatrale al suo interno, in linea con la tematica e con le dinamiche della trama che spaziano proprio in quel territorio.
Questo approccio in cui i personaggi si muovono come attori che scandiscono un loro copione all'interno della storia, mi ha dato una sensazione di grande dinamicità e vigore, non solo per il ritmo e per la successione degli eventi, – che in buona parte sono affidati più al movimento dei personaggi che alla conduzione verticale di un narratore "esterno" – ma anche per il tipo di introspezione che ho cercato di favorire attraverso i dialoghi e gli intrecci tra le parti del racconto, e non più solo da elementi troppo esterni e decorativi, che in questa soluzione ho voluto lasciare secondari, affidando la gestione degli eventi agli stessi personaggi, come se in questo caso si fossero trasformati in complici narranti, non solo di loro stessi, ma di tutto quello che si muove con loro e attorno a loro. Come se la loro fisionomia schizzi dalle loro stesse pozzanghere, nel prolungamento di una loro condizione.
Un simile tentativo di teatralizzare la tecnica narrativa l'ho dedicata a una mia nuova raccolta di racconti a cui sto lavorando, dal titolo "Il cane del maestro", in cui sto utilizzando delle strategie particolari e piuttosto simili di esplorazione.
Vedremo. 

"Le braci nella pioggia" Capitolo XIV: l'ultimo disponibile in anteprima.

Con il capitolo XIV, disponibile da questo mattino in anteprima e scaricabile da questo  blog, chiudo la lunga anteprima a puntate sul romanzo "Le braci nella pioggia". Il suo seguito sarà disponibile più avanti in luoghi e modalità che avrò premura di comunicare per tempo agli interessati.
Ringrazio di cuore chi ha avuto la pazienza per annusare ed esplorare le prime quattordici parti di questo mondo.
l.s.



Archivio capitoli in anteprima completo.

giovedì 13 novembre 2014

"La donna della stanza 19". Today Top 100 paid. Literature & Fiction in Italian




mercoledì 12 novembre 2014

Ai piedi d'una scala tesa verso la luna



Così Henry Miller apre il suo libro "Il sorriso ai piedi della scala," un libro meraviglioso e poco nominato, purtroppo, che mi è rimasto nel cuore, fin dalle sue prime parole:
"Nulla poteva offuscare lo splendore dello straordinario sorriso dipinto sul melanconico volto d'Augusto".
Che pace e quanta profondità e con quanto poco sforzo, in questo primo nastro di paragrafo, dove si avvicendano tramonti, linee e cerchi d'ombra, sentimenti, emozioni: tutti strumenti profondamente umani e divini insieme. Lontani ed esplosi dentro se stessi.
Ho amato molto questo piccolo libro (79 pagine), cominciato qualche tempo fa a notte fonda, a letto, con un piccolo lume accanto, che mi consentiva giusto quel filo di luce sullo spazio angusto della pagina. E da lì sono sprofondato nella celebrazione di una scrittura densa e sorridente, libera e armonica quanto stregata di una malinconia paludosa, che ci avvicina sempre di più ad Augusto, al suo slancio classico e ascetico. Dal suo viso verso luoghi, persone, animali, frammenti di campagna o di firmamento, nella magia di una congettura tersa e problematica che mi ridesta e mi consola: ai piedi d'una scala tesa verso la luna: