domenica 1 maggio 2016

Pioggia di maggio


Il rumore della pioggia, a inizio maggio, scandisce una dimensione di tempo diversa. Ha una sua esclusiva nel sancire una regola antica e monastica, nel condizionare la luce in un suo carcere, così come la vista degli alberi e della vecchia villa delle suore che ho di fronte. Ha una sua quasi impenetrabile invisibilità. Si percepisce l'infittirsi del suono più che il velo d'acqua dello scroscio, o quanto meno i due elementi percettivi non sono proporzionati l'uno all'altro. Solo quando zampilla sui marmi dei balconi, sulle ringhiere, allora si vede da dove provenga quel suono, familiare ma nello stesso tempo un po' selvatico e minaccioso. Un suono che rende visibile l'invisibile, o il quasi invisibile di me. 
A quest'ora di maggio questo piovasco sembra davvero una pagina di concerto. Con una sua accordatura perfetta, implacabile, alla quale nessuno potrà sottrarsi. Il dominio di un fenomeno atmosferico è fatto di mutamenti e di modulazioni lontane. Adesso, per esempio, sembra già sera. Anche in queste mie parole, che scorrono e un po' faticano come lo scroscio, si avverte una luce sfatta di qualcosa di fioco, sul punto di spegnersi, di lacerarsi, che è molto simile all'approssimarsi della sera, sulle case, sulle strade, come negli animi di chi è sceso senza ombrello o soltanto senza un amore. 
Che cosa avrei mai scritto se questa domenica fosse cominciata nel sole pieno? Forse nulla, forse sarei già in strada, con l'aria del mattino in faccia. Non credo che avrei parlato del silenzio del sole. La pioggia, rispetto al sole e al sereno, ha una sua polidimensionalità, che permette di assuefarsi e un po' di perdersi nel suo regime. Il bel tempo sarà forse meno traducibile o meno interessante, soprattutto di maggio, poi. Una giornata di sole pieno di maggio, sarebbe stata perfettamente accordata e in ordine rispetto a certe regole, certe convenzioni o abitudini. Un maggio che comincia dentro l'acqua, rimane una piccola trasgressione, qualcosa di clandestino sui cui riflettere, polemizzare. Adesso l'acqua si è fatta molto più visibile, ma c'è anche molta più luce, come se all'infittirsi dell'acqua si sia accompagnata una schiarita. O forse sarà stata la schiarita a rendere più visibile la pioggia? Tutto continua, indisturbato. Anche queste mie parole, stanno scendendo come la pioggia che ho di fronte, con il suono delle mie dita, che nessuno vede mentre le parole si costringono in un loro impossibile senso. Questa pioggia che mi ha fatto ricolmare questo post, è qualcosa di vivo, che mi parla e che ha un suo senso. Un senso profondo, molto più profondo della mia pioggia, di quella che sto scorrendo con la mia volontà. Eppure ho cominciato a piovere questi pensieri, ogni tanto guardando fuori e cercando di misurare dei punti di contatto, tra quello che sto pensando e trasmettendo e quello che vedo, e che in qualche modo mi guarda. Tutto quello che ho avuto dinnanzi, dalla finestra di questa camera dalla quale sto scrivendo, mi ha sempre guardato e mi ha sempre risposto per tempo allo sguardo che vi ho dedicato e inflitto. Come se anche questa pioggia in questo momento scendesse per vedere cosa accade dentro le finestre accese delle case, in un primo giorno di maggio, alle otto e mezza di una domenica mattina. La pioggia non è una cosa, ma non è nemmeno qualcosa di vivo, come potrebbe esserlo un cane, una pianta o un uccello. Eppure sento che in questo momento questa discesa di pioggia mi stia guardando e stia entrando nei miei pensieri, allo stesso modo di come avrebbero fatto lo sguardo triste di un cane, il movimento di una foglia o il canto di una capinera. La vita entra nelle cose o nelle persone o situazioni che crediamo meno vive, a volte vi rimane e ci fa più vivi e più consapevoli di cosa sia la vita, quella che sentiamo e che cerchiamo a volte di dire, di comunicare altrove. Adesso che scrivo della vita, guardando ogni tanto la pioggia che cade, mi sento più calmo e sensibile, ma nello stesso tempo più fragile e più lontano. Come se quello che stessi esprimendo, nonostante la nebbia e il suo caos, sia una parte pulsante e controversa di me, che batte su questa pagina come l'acqua sulla ringhiera del balconcino di fronte. Questi miei pensieri rimarranno sospesi, in questa domenica mattina, senza un luogo preciso e definito, se non questa luce d'acqua e questo grigio o il filo nudo del bucato, che per qualche istante mi hanno ricordato un po' il sole, il fatto che oggi non ci sia. Adesso la pioggia è diminuita, sia il suo suono che la sua luce. Anche le mie parole stanno diminuendo e sbandando insieme a lei. Ma forse la pioggia è molto più vicina a qualcosa di vivo che a qualcosa di non vivo. Rispetto a un pettine o a un bottone, la pioggia è molto più vicina a un cane, a un albero, a un uccello. 
Credo che abbia una sua anima, disordinata e umida, ma in qualche modo parlante. Anche nella costrizione di una clausura o di un impedimento alla mia giornata, questo filo d'acqua mi riporta al sentirmi vivo e partecipe e forse complice di questi istanti perduti al mondo, con le mie poche parole, la mia storia, i miei sogni, che sento mi stiano ancora guardando, come i due piccioni di fronte, che si tengono riparati e vicini su di una caldaia a gas.
l.s.















mercoledì 27 aprile 2016

Ernst Bloch e l'affetto arioso della docta spes


Lungo il bellissimo corso esplorativo di Hans Küng, affrontato nel suo denso e intrigante "Dio esiste?", mi ha molto colpito questo approccio così singolare alla speranza professato dal filosofo marxista eterodosso Ernst Bloch, che pur dalle regioni del suo atesimo, rivela dei momenti generosi e fulminei di vastità, come alternativa secca al nichilismo e alle sue asfittiche dottrine:

"L'importante è imparare a sperare. Il suo lavoro non delude, tende al successo e non al fallimento. Lo sperare, che supera il timore, non è passivo come questo e nemmeno prigioniero del nulla. L'affetto dello sperare trascende se stesso, dilata gli uomini invece di restringerli, può persino non tenere sufficientemente conto di ciò che li finalizza internamente e di ciò che li condiziona all'esterno. Il lavoro di questo affetto richiede uomini che si gettino attivamente dentro il divenire di cui essi stessi fanno parte. Esso non tollera una vita da cani, che si sente gettata solo passivamente nell'essere, in un essere inesplorato, riconosciuto persino miserabile. Il lavoro contro l'angoscia esistenziale e le manovre della paura è rivolto contro i responsabili di esse, in gran parte ben identificabili, e cerca all'interno del mondo cio che è in grado di aiutare il mondo – e può essere trovato. Quanto si è sempre sognato che una vita migliore è possibile! [...] Gli uomini, come il mondo, hanno una sufficiente quantità di buone prospettive; nessun progetto è buono senza questa fiducia fondamentale in esso".

Ernst Bloch






















domenica 24 aprile 2016

"La compagna di classe": risonanze di un'interrogazione




Nelle ultime fasi, quelle tipiche di rifinitura di un lavoro che ci ha tenuti impegnati per molto tempo, si avvertono diversi mutamenti e suggestioni, che spesso sono fatti di ombre o di quel sottile filo d'aria o spiffero che non si capisce da dove provenga, ma che insiste a farsi vivo. 
Nel caso de "La compagna di classe", progetto a cui manca davvero pochissimo per vedere la sua prima luce – gli ultimi ritocchi di color correction e qualche altro particolare nei titoli di coda – queste ultime ore sono state caratterizzate da diversi elementi di riscoperta del senso profondo di questo viaggio, che nelle fasi precedenti forse mi erano sfuggiti. Come se in dirittura finale questo film mostrasse per la prima volta il profilo delicato di un suo nuovo mistero, dove ogni rielaborazione emotiva del processo creativo ritrova una sua inspiegabile e indimenticabile risonanza sentimentale. Ed è proprio in questa risonanza che il nastro di questo viaggio mi ha rapito, attraverso le ombre della sua genesi, della sua urgenza di esserci e di amarmi, in ogni caso. Eppure dopo tante visioni diverse e molto tecniche della struttura, ci si dovrebbe un po' abituare agli effetti del temporale che un processo creativo ormai concluso e definito dovrebbe in qualche modo scatenare, nel bene o nel male, in chi lo accosta per la prima volta. Ma per me non è stato così. Per fortuna, direi. Sono rimasto sotto questo film sempre impreparato e senza l'ombrello, così come mi accadde il mio primo giorno di prima media, dove esplose un temporale improvviso e inatteso, che mi colse impreparato come un'interrogazione non prevista.
Se dovessi sintetizzare quello che succede in questa storia, dovrei partire e finire con qualcosa che riguarda un processo problematico e orgasmico di sinestesia. Tutto si muove e si disfa e si rinnova in un mondo incerto e incantato di sensazioni, di incontri controversi (e un po' mancati) tra sfere sensoriali, che dal linguaggio comune entrano e attraversano colori, sentimenti, risonanze e luminescenze di altri piani prospettici, ma nello stesso tempo compatibili e concilianti con i tempi e gli spazi di questa struttura sospesa nei ricordi e nella nostalgia di quello che non è più stato, e che in qualche modo ci definisce e ci rapisce molto più di quello che è stato o che a volte è. Rimanendo innamorati delle nostre assenze, dei nostri passi incompiuti e di tutto il perduto, forse perchè sono proprio loro ad amarci e a definirci...molto di più di qualsiasi altra cosa acclarata, compiuta e conclusa, che quasi mai si intinge di indimenticabile.
Le immagini soffiate e statiche de "La compagna di classe" partono e si avvincono in una forma sottile e stregante di innamoramento del linguaggio e lo stesso linguaggio si smuove e rievoca altre immagini, suoni, colori, rifrazioni quasi sul punto di sgretolarsi, proprio come nell'ansia di ricompattare dentro di noi delle pagine strappate durante un'interrogazione disastrosa. Tema portante di questo strano poliedrico apparato rimane un ricordo doloroso e tentacolare in cui perdersi, radicato come una quercia secolare nella storia, ma disteso nelle ombre del film come dell'aria d'aprile che filtra da una finestra socchiusa e che ci sfiora la nuca. Quel tanto per smuovere un filo di capelli sul viso assonnato di una compagna di classe, lontana lontana...ma non ancora sfumata.

l.s.



























venerdì 22 aprile 2016

An afternoon of cello lessons with Anner Bijlsma

































mercoledì 20 aprile 2016

"La compagna di classe": locandina ufficiale e data della prima



Questa che vedete è la locandina ufficiale del film "La compagna di classe", la cui prima è stata fissata per domenica 15 maggio alle ore 22.00, all'interno della rassegna Movie e Cosplay di Latina Comics.



















martedì 19 aprile 2016

"La compagna di classe": due ipotesi di locandine















domenica 17 aprile 2016

Bernardo Bertolucci parla di Ingmar Bergman