martedì 14 aprile 2015

George Simenon e la potenza creatrice – Andrea Camilleri

















































martedì 7 aprile 2015

"La comare secca": un'intervista a Bernardo Bertolucci













































martedì 31 marzo 2015

In un solo minuto di cinema: "Tuck me in"


"Tuck me in" è un cortometraggio del regista spagnolo Ignacio F. Rodó. Questo lavoro ha la caratteristica di durare solo un minuto. L'ho trovato davvero straordinario e di grande efficacia! È vincitore del Filminute Award.


Tuck me in (short film 2014) from Ignacio F. Rodó on Vimeo.




























sabato 28 marzo 2015

E se non riesce a scrivere cosa fa?





"E se non riesce a scrivere cosa fa?", domanda André Müller allo scrittore Thomas Bernhard, durante un loro colloquio.
E Thomas Bernhard risponde: "È terribile, assolutamente terribile. Bisogna proprio esserne innamorati perché si sa già che prima di arrivare al momento della scrittura si passano mesi di orrore interminabili".












giovedì 26 marzo 2015

Quel mio sconcerto


La tensione di una voce, nel tentativo di esprimersi, spesso deve attraversare varie strade, più o meno lunghe, tortuose, sdrucciolevoli. Potrebbe darsi che nessuna di queste strade porterà a nulla o che la strada che sembra giusta e la più luminosa sbocchi di colpo in un dirupo, e ce ne si accorge quando si è già caduti in picchiata e non si ha nemmeno più la forza di gridare per lo spavento. 
Non credo che nessun percorso possa prevedere in largo anticipo quello che accadrà. I dirupi più oscuri come le piane soleggiate, quanto gli incantevoli pascoli del cielo di Steinbeck, non saranno mai troppo definiti da una certa distanza. Quello che conta è una certa onestà di fondo, a mio parere essenziale. Quella forma di onestà intellettuale, attraverso la quale un artista cerca di delineare un suo disegno, una sua possibile trama, al di là di quelli che sono i disegni e le trame vigenti, approvate e appropriate per un certo regime, in cui non conti la profondità o la validità dell'espressione, ma esclusivamente la fattezza di un prodotto, di un bene di  consumo, che intrattenga nel migliore dei modi tutti quelli che vi si imbattono, li diverta, li vizi, li distenda, semmai li faccia anche crescere quel tantino, ma non è questo il punto. (Inutile dire che la letteratura non c'entri poi così tanto con il mero intrattenimento o comunque non è quella la sua funzione fondamentale, quanto quella di un nutrimento e di un arricchimento della mente e dello spirito molto più ampi e profondi del passare il tempo, secondo me. Allo stesso modo che mangiando arachidi e patatine da mane a sera, per solo gusto, non posso certo dire di nutrirmi). D'altra parte ci sono le regole del mercato, quelle che funzionano e alle quali chi produce, investe o distribuisce deve tenere conto. E questo fa parte del gioco, naturalmente. Non è qui il guasto o quanto meno la ragione del mio sconcerto.
Lo sconcerto è invece quello di veder confondere, da più fronti e in diversi o più casi, la cattiva mano dell'"artista", o eventuale aspirante tale, col fatto che la sua onestà di fondo non sia sempre compatibile con quelle che sono le trame e i disegni vigenti appropriati e approvati, proprio in relazione a quel certo regime a cui accennavo prima. Il regime di chi compra un libro per ritrovarvi sempre lo stesso aroma, lo stesso effetto di tutti gli altri libri che lo hanno destato, intrattenuto, rilassato, commosso, divertito. Confondendo come cattivo e non solo "inefficace" quello scrittore che non rientri nei ranghi di un certo prodotto preconfigurato e preconfezionato, fingendo o forse credendo di parlare di letteratura quando invece non sta parlando altro che di standard, ossia di marchi, come di aromi di biscotti, di caramelle, di dentrifici:  questo è in fondo il mio più grande sconcerto. Quello che avverto molto diffuso da alcuni intellettuali, e non solo da distributori, editori, etc... Credo che le cose vadano sempre chiamate col proprio nome,  stando attenti a non confondere mancanza di strategia con mancanza di talento, o al limite identificare nel talento quelle zone d'ombra che potrebbero configurarsi o consolidarsi verso una certa migliore flessibilità, ma non bollarle in anticipo o dopo qualche pagina, solo perché hanno un loro taglio personale, non assimilabile a quelli che funzionano in ragione di uno standard. 
In realtà non parlo più per me, dal momento che ho un mio percorso particolare, personale e disincantato, che proseguo e continuo a vivermi con amore e con gioia, senza assolutamente pentirmi delle mie scelte e dei miei passi, né sperando né disperando, ma cercando di vivermi la suggestione e le luci del viaggio con impegno e con il massimo delle mie possibilità. Ormai tutte le mie scelte fanno parte di me, di quello che sono, di quello che mi è successo, come di quello che non è più stato. Mi preoccupa solo la nebbia che avvolge le cose di cui si discute, soprattutto da parte di quelli che dovrebbero privilegiare quel lato più puro e incontaminato e non lo fanno. Per il fatto di confondere di continuo il valore interno di una certa opera esclusivamente con il suo potere di mercato e di intrattenimento, con la forma e la viscosità della sua esca. 
Ecco dove comincia quel mio sconcerto. 












giovedì 19 marzo 2015

Comincio a parlarti: estratto dal monologo 78 da "Il chiodo nella lampadina":


78


Comincio a parlarti. Siamo soli al mondo: come non sono mai stato da solo al mondo, nemmeno nei recessi più profondi della mia solitudine. Questa cosa l'avverto molto più forte accanto a te, e non credo mi sia mai successa senza di te. Sono certo che non mi sia mai successa. Intendo così pura e così nobile come con te. Quella che mi irradiava la tua figura, con i gomiti lontani e un palmo coricato e pregiato sull'altro, era una grana lagunare di solitudine molto pura, mai accaduta. Aveva una sua eleganza, la tua solitaria e strana eleganza di quell'istante gremito di tristesse, adesso così lontano e così vicino, mentre ne scrivo a una certa incalzante distanza. Ma questo non te lo dico. Passo avanti, guardo fuori. La pioggia ti imbroncia; il movimento dei tuoi capelli mi porta un buon odore aeroportuale. Che mi fa più solo. Non immagino come possa sentirti tu, intendo quanto sola alla mia presenza e alla mia assenza, quando mi comunichi quel certo odore o profumo aeroportuale dai capelli, forse dal torcicollo, che mi rimette in viaggio e non si smuove. Il tuo odore è la mia carrozza reale, che mi trasporta in un luogo lontano lontano da te, ma solo attraverso di te. La mia diligenza. [...]

martedì 17 marzo 2015

A qualsiasi costo


Nel lavoro sull'immagine, continua il lavoro meticoloso sul segno. Quindi ancora un percorso oculato e semantico, fatto e sfatto di significati, di simboli e risonanze di questi simboli, di traiettorie, forme, direzioni.
Parola della figura nella luce o alla luce di qualcos'altro ancora, che vi si trovi in qualche modo riflessa, opacizzata e nascosta, come in un discorso a più voci. Così avviene nella costruzione di un nesso in uno scritto, nell'organizzazione di un paragrafo o dell'impianto di un plot, dove oltre a quello che succede e che si spiega in superfice – quindi il fatto, il suo tema o la sua semplice figura focale e conduttrice – vi si innesca sempre un qualcosa che all'apparenza non succede, una foce altrettanto importante quanto invisibile a occhio nudo, ma la cui frequenza e intensità permette a quello strato superiore e più esplicito di valorizzarsi e di esprimersi, di rimanere stabile nella sua nuova luce simultanea, grazie al basso continuo e ronzante di quel suo fantasma.
Quando allora decido di costruire qualcosa, qualsiasi piccolo affare creativo, anche molto semplice ed elementare, mi ritrovo sempre circondato da questi due affluenti tentatori e contrapposti: quello più rudimentale e ortodosso, ma comunque necessario allo sviluppo del tessuto primo, anche se più grezzo, e poi  quello più ermetico e in costante controluce, dove si nasconde sempre l'ombra di un mistero e forse anche il senso più puro e profondo dell'altro, del suo più limpido telaio, intendo. A qualsiasi costo cercherò sempre di tenere vivo e intatto quel certo mistero iniziatico del contrasto, quindi preservando  quella zona ambigua di controluce, come quella vitale e battente dell'intero processo creativo in atto.  La speranza e la perseveranza che questo certo mistero rimanga vivo e insoluto, conterà molto di più della parte svelata e manifesta di quello scritto, anche solo di quel pugno di idee, di immagini, di possibili sensazioni, penso.
l.s.