martedì 2 giugno 2020

Sabato di fantasmi


Qualche ragazza ancora, che si incammina nei brividi delle maniche corte verso una sala da ballo. Pochi sorrisi sbiaditi, tra i portici dai lumi rosa e la sigaretta di un altro tempo, oltre un ultimo istante di musica e di nuche.


lunedì 1 giugno 2020

Nel mistero del silenzio


Nella notte fonda, qualche volta, mi si rivela il mistero di un silenzio nuovo, che non appartiene e non succede a un suono interrotto, ma a qualcosa di increato, che non interrompe ma ne corrompe il lampo di pentagramma, al di là di ogni principio e di ogni esito. 
Spesso lo ritrovo nel tuono di temporale, in uno scroscio di tenebre sulle scale, negli occhi di alcune bambole o nelle finestre buie di una villa, come nella fine di un amore, di un giorno di pioggia o di un qualsiasi domani. 
Sempre rinchiuso lì, come un uccello raro appena sparato ad un'ala, nelle mani forti di una bambina.


domenica 31 maggio 2020

Ultimo giorno di maggio


Un ragazzo, una ragazza. I visi inondati di alba, nel poco vento. Sono vicini, avvinti alla ringhiera di un panorama. Lei porta un golfino bianco su di un vestito rosa; i capelli raccolti in un nastro. Lui fissa il vuoto e un rigo di pioggia, con una mano socchiusa sul polso dell'orologio. Ha il viso muto di un ferroviere, al suo ultimo rancio di paesaggio, prima dello smonto.


sabato 30 maggio 2020

Il silenzio sul paese.


Il silenzio sul paese è ancora così grande. Come il grido, la luna, il tuono. Una telefonata nella notte, di qualcuno che hai perduto e che ti chiede perdono.


giovedì 28 maggio 2020

La scrittura del desiderio


Pensavo a quanto conti provocare in qualcuno il desiderio di scrivere, quando si scrive. Di solito esistono scritture che ti invogliano, che a volte ti slanciano a una certa resa immaginativa, rispetto ad altre, semmai anche contro il tuo volere: stimolandoti a provarci, a cercare che accada anche negli altri quello che ti sta accadendo durante il processo della lettura, che a mio parere rimane un processo creativo a tutti gli effetti.
Ecco, se qualcuno mi chiedesse quello che maggiormente desidererei evocare, se non proprio ottenere, in un'esperienza di scrittura, è proprio creare in chi mi legge questa dimensione di solo desiderio, dove la parola non diventi un margine, un confine troppo definito, ma la feritoia di una porta socchiusa, con una buona luce al suo interno, contro i discorsi lontani della notte, che ancora si divertono e si perdono, nel buio fitto di lì fuori.


martedì 26 maggio 2020

Le notti del mio mai


Mi accorgo sempre di più di quanto sia importante non forzare mai la propria dimensione. Quella che in ogni caso ci rappresenta, e che potrebbe discostarsi di gran lunga da quella che avremmo immaginato o che vorremmo si svelasse di fronte agli altri. Non credo che conti affidarsi troppo a lungo a un luogo inesistente, anche se più grande e luminoso, rispetto a quello che occupiamo, riferendomi in particolare al percorso espressivo, quello che di solito (più o meno a ragione) si evidenzia con quello invitante della creatività, intendo dei traguardi, dei riconoscimenti e a volte anche del potere seduttivo di una logica creativa appagata e piuttosto felice del suo dominio (anche se astratto),  come della sua costante egemonia sulla miseria del tacere. Ci sarà sempre qualcuno che avrà fatto qualcosa che avremmo voluto fare noi, e che quindi lo avrà fatto meglio, se non prima, immagino di sì, con maggiore successo, talento e intensità. 
Non credo che esista al mondo qualcuno che non abbia desiderato, in un particolare momento della sua vita, di essere stato lui ad aver scritto quel tale libro, quel paragrafo o frammento, fino al pensiero geniale di quel titolo, se non di ritrovarsi al posto di qualcun altro, anche solo per una dedica, una scritta originale sul muro di una scuola. Perché non averci pensato prima? Perché non io, allora? 
Ma dentro questo piccolo vuoto, che a volte si inoltra nel buio come una faglia sismica, da ogni regione emotiva più o meno prossima all'epicentro, si nasconde anche tutta la tensione del desiderio: quella di esserci a tutti i costi e sopra ogni cosa, che spesso non è legato a quello di più naturale  abbiamo davvero da sentire e da condividere, ma a quello che vorremmo solo occupare, se non recuperare di diritto, per un fine effimero ma violento, una questione più distrettuale che artistica, che mentre ci divora ci racconta, ancora di più di quel poco che abbiamo disegnato – e non solo sognato –  con gli spettri futili delle nostre parole. 
Eppure, mi ripeto spesso, perché forzare oltre un limite tutto questo? Che cosa potrei mai dire e ritrovare di me in un territorio così più ampio e luminoso, con una vista migliore ma in ogni caso non più mio? Come muovermi nelle fauci di una casa enorme ma senza le braccia, che non mi appartiene, dove non potrei mai ricordare i posti, le chiavi, i cassetti, i profumi, i momenti, gli orari dei ritorni e i richiami, per non dormire nemmeno più il mio sonno, non gustare il mio cibo e il mio vino, non immaginare la genesi del mio fuoco e delle mie storie  o paure – non quelle già esistenti, che sarebbe stato bello descrivere o immaginare prima o meglio degli altri, ma quelle perdute e mai più raccontate da nessuno, che in fondo sedimentano il mistero di tutto quello che non ho e che ancora mi rappresenta, come infinito atto unico del mio indefinito, ultimo canto d'amore nelle notti più tenere del mio mai.

sabato 2 maggio 2020

Di Mestiere Faccio il Paesologo