venerdì 28 aprile 2017

Numero di parole giornaliere da un diario di bordo. Parte II ( dal 28 marzo al 28 aprile 2017)


Continua la scorsa numerica (ossessiva) delle mie session di scrittura relative a un lavoro lungo cominciato subito dopo le vacanze di Natale. Qui la prima parte del primo resoconto.



28/03/2017  149.640 a 151.596 parole
29/03/2017  151.596 a 154.039
30/03/2017  154.039 a 154.125
31/03/2017  154.125 a  155.550

1/04/2017   155.550 a  156.715
2/04/2017   156.715 a  159.891
3/04/2017   159.891 a  161.582
4/04/2017   161.582 a  163.329
5/04/2017   163.329 a  166.240
6/04/2017   166.240 a  167.137
7/04/2017   167.137 a  169.095
8/04/2017   169.095 a  170.463
9/04/2017   170.463 a 173.102
10/04/2017 173.102 a 174.900
11/04/2017 174.900 a 176.335
12/04/2017 176.335 a 178.120
13/04/2017 178.120 a  179.239
14/04/2017 179.239 a 180.450
15/04/2017 180.450 a 180.781
16/04/2017 180.781 a 182.846
17/04/2017 182.846 a 184.537
18/04/2017 184.537 a 187.535
19/04/2017 187.535 a 189.681
20/04/2017 189.681 a 190.698
21/04/2017 190.698 a 192.879
22/04/2017 192.879 a 194.091
23/04/2017 194.091 a 195.497
24/04/2017 195.497 a 195.823
25/04/2017 195.823 a 201.014
26/04/2017 201.014 a 202.121
27/04/2017 202.121 a 204.299
28/04/2017 204.299 a 205.944


giovedì 27 aprile 2017

Ritter Dene Voss, di Thomas Bernhard: Maria Paiato, Manuela Mandracchia












mercoledì 26 aprile 2017

Contrasti


Conta ancora molto, in diversi tratti del mio percorso di ricerca, il senso di uno straniamento e quindi la tentazione della rinuncia. Allo stesso tempo contano molto anche la caparbietà, l'ostinazione. Ma queste dimensioni vissute isolatamente perdono, secondo me, il loro fulgore. Hanno bisogno dell'esperienza di un contrasto nella loro ascesa. Auspico per ogni mio passo una rinuncia intrisa di caparbietà e di ostinazione e nello stesso tempo una caparbietà e un ostinazione accompagnate da uno sfondo costante di insicurezze e di tormenti. Non immagino nulla di più autentico a rappresentarmi. 
Credo che il nesso armonico sia interessato da questa particolare grammatica di espiazione. Un continuo alterarsi di gradi, di modulazioni, verso toni vicini, poi di colpo lontani, se non irraggiungibili. Senza giudicare quale sia il passo o il dissesto migliore. In fondo ciascuno farà fino in fondo la sua piccola parte, nella sua orbita tonale, non dimenticando mai di accompagnarvi quel giusto squilibrio di entusiasmo e disperazione.


martedì 25 aprile 2017

Ma adesso capisco



"Ma adesso capisco. 
Capisco che in fondo a poter riempire 
quel contenitore imperfetto che è la scrittura, 
sono solo ricordi e pensieri altrettanto imperfetti".

(Murakami Haruki, Norwegian wood)



domenica 23 aprile 2017

Oltre il trauma di quell'abbraccio


Nell'abbraccio della ragazza, unica eletta a raggiungere il palco di Michael Jackson, durante il concerto di Monaco del 1997, ho colto qualcosa di molto più articolato del fanatismo o tipico invasamento adolescenziale per il proprio idolo di turno. Oltre e dentro quell'abbraccio, avviene una precisa sinergia di solitudine e di adempimento all'unico antidoto di morte di quell'istante, che probabilmente rimarrà scolpito nella memoria di entrambi. Michael Jackson in quel momento regge e non corregge l'impeto. Nemmeno lo disciplina nel suo trauma, ma lo fa carne bianca della sua canzone, continuando a cantarla con dentro quella stretta tentacolare, ma struggente, che gli fende il fiato. Dentro quel nodo si sintetizza l'inconsolabilità per ciò che davvero si ama. La sensazione di perderlo mentre lo si afferra, di sfuggirlo mentre lo si tocca, di morirne solo mentre lo si vive. Una strana penombra di mito e di teatro, come nostalgia di un orgasmo crepuscolare e divino, che in fondo non passa mai. 
Qui:

venerdì 21 aprile 2017

Estratto da "Forse, il silenzio", di Luigi Salerno


Un breve estratto da un mio romanzo inedito, il cui titolo provvisorio è "Forse, il silenzio":

 "Quella notte la scuola non avrebbe chiuso. Una scuola accesa nella notte, senza studenti. Le luci gialle sui banchi vuoti. Una folla opprimente nel cortile, ma di ragazzi e di ragazze senza zaini, libri nelle cinghie o cartelle. E di adulti e di ansia e di apprensione e di spavento e di professori con gli occhiali. Una scuola accesa per insegnare la paura. La paura della vita dopo la morte e non della morte dopo la vita". 

l.s.



mercoledì 19 aprile 2017

Incontro con Javier Marías