mercoledì 9 marzo 2011

Riflettendo su Black Spring

Leggendo Erica Jong su Miller, nel cuore della notte: The Devil at large. Non credo possibile nulla di più entusiasmante e sferzante nelle ore piccole per un lettore.
In un passo del genere, nel buio pesto, per esempio. Uno come questo, citando integralmente lo scrittore dal bellissimo Black Spring:
Cominciare! È la cosa principale. Metti che il naso di lei non sia aquilino? Metti che sia un naso celestiale? Che differenza fa? Quando un ritratto comincia male è perché tu non descrivi la donna che hai in mente: pensi piuttosto a coloro che ne guarderanno il ritratto, anziché alla donna che ti serve da modello.
Basta così! Credo che sia sufficiente, ma che dico! Abbondante, straripante, a tal punto da impedirmi di dormire. In quel momento avrei voluto saltare per aria e impugnare nella bocca una penna e intingere le pareti di tutta la casa dell'energia di quelle poche ma esplosive parole, dove mi sembra rivelata e confermata la più intima e secreta essenza dello scrivere, del mio possibile-impossibile mood di scrittore. Leggendo la dinamica del ritratto e dell'assenza dal condizionamento, rivedo esattamente lo stesso processo che mi avviene e mi sopravviene, quando mi accingo a esplorarmi, a scorporarmi e a saltare in aria con uno scritto, che sia o che non sia un incipit. La dipendenza da un occhio nascosto, da una voce, da una luce accesa nella stanza accanto, da una radio che suona l'opera alle due del mattino, da un balleto classico che svetta in tv senza volume e che mi costringe a una resa o a un'intesa o compromesso, con altro, che non sia me e che non provenga o dipenda da me.
Sono reduce dall'ultima stesura del romanzo Il disabitato. È stata vissuta in una fase complessa e molto rilassata, fatta di scoperte, di incantamenti, di azzardi e di lanci sinistri nel vuoto. Ma l'ho cominciato. E l'ho finito. Tra poco sarà nelle mani della mia editor. Leggere certe parole in piena notte, è come avvertire la dinamite che ti attraversa e ti sembra che la vita, al di là delle parole scritte o non scritte, sia la celebrazione violenta di ogni istante, non solo per come dovrebbere essere o come fosse desiderabile e più giusto che fosse. Ma semplicemente per com'è.
Buon pomeriggio.

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