giovedì 2 giugno 2011

Radici e anatomia de "il lume" petrarchesco

È ancora una volta il contesto a decidere sulla sorte definitiva di un dato termine, a volte semplice, immediato, forse perché ancora straordinariamente comune, pur nella sua forma arcaica o prettamente poetica di utilizzo.
In certa poesia è diffuso l' uso particolare e variegato della stessa parola in base al tipo di situazione contestuale dove la parola si muove. Ho pensato a questo in momenti diversi, soprattutto nei miei primi pomeriggi passati a leggere i purissimi  sonetti de Il Canzoniere, di Francesco Petrarca, nella mia cucina, che mi hanno dato la prova del fuoco di questa straordinaria mobilità ed estensione di uno stesso termine in diverse situazioni.
Il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, al punto n. 5 della definizione di lume, cita direttamente il Petrarca, (poet.) parlando in questo caso del plurale: gli occhi (Vive faville uscian de' duo bei lumi, Canz. CCLVIII, verso 1), con cui il Petrarca attacca il sonetto n.258, come nell'effetto di un doppio baglioreLa radice è latina; lux, lucis: la luce.
I riferimenti successivi del mio curioso quanto appassionato approfondimento in merito -soprattutto per la bellezza, la morbidezza e la pastosità nebbiosa del termine, sono presi dalla versione del Santagata, che prende a modello e a riferimento l'analisi precedente del Contini, 1964.



Venendo dunque al termine lume ( 7, 12, 326) e illuminar (4).

Nel testo n. 4,  della parte prima, abbiamo al verso 5:
"vegnendo in terra a'lluminar le carte", che adesso si accosta all'intelligibilità e alla chiarezza di un testo, alla sua penetrazione in base a un fattore profetico dunque intuizione o comunque elemento più mentale.
Nel testo n.7 della prima parte, invece, ancora al verso 5:
"et è sì spento ogni benigno lume del ciel", il lume qui significa influsso, emanazione, in questo caso astrale, dunque elemento diverso, decisamente trascendente.

Nel testo n.12 della prima parte, al verso 5
"donna, de' be' vostr'occhi il lume spento", dove adesso per lume si intende luce, o meglio splendore degli occhi, dello sguardo luminoso, acceso che in questo caso è spento e non più radioso.
Proseguendo per finire, al  testo n.326, parte seconda, troviamo al verso 4: 
"or di bellezza il fiore/ e 'l lume ài spento", ritornando adesso allo stesso di sguardo del n. 12,  ma in relazione alla Morte e quindi al suo definitivo e irreparabile offuscamento. Privo di una luce vitale superiore.

Analisi testuale elaborata dalla versione commentata e curata da Marco Santagata, de i Meridiani, anno 1996.

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