lunedì 28 gennaio 2013

Monologo 48: un estratto da "Il chiodo nella lampadina"


La tua testa era ferma, come il tuo sguardo, e tutto quello che passava e ci interessava, non era così forte da riportarti viva accanto a me e in quell'istante presente. La bocca ti tremava, come per dirmi un qualcosa. Ti sentivo già altrove, esattamente come ti sento altrove ora. Poi non ho parlato più molto di cose troppo invisibili con te, come il ricordare, il pensare, il passare oltre. L'unica eccezione era quella del sognare. Ti piaceva il fatto che, in alcuni miei sogni, da pittrice tu diventassi di colpo una piccola pianista prodigio, ancora più spenta e magrolina di come tu non fossi nella vita reale, con un calzino sempre sceso e le ginocchia sdrucite. Una volta una cantante svedese, una domatrice di leoni, una venditrice di fiori, di latte, di gelati, di limoni, di uccelli, di cappelli con uccelli, e ancora oltre.Ogni nuova vita e ogni habitus, erano una tua speranza riposta e ancora inconfessata di diventare altro, rispetto a quello che io credevo già tu fossi, e di allontanarti ancora da quello che più temevo di te. O forse erano i miei sogni gli unici movimenti vivi e amici, dove ritrovavo il coraggio di cercarti e di scoprire che cosa ci fosse di vero al di là di quello che ricordavo di te? E se io ti avessi solo ricordata, e mai davvero vissuta? Se tu non ci fossi mai stata come episodio sporadico di una vita non vissuta, ma come residuo fermo di un altro passato? Ti preferivo pianista prodigio del mio pomeriggio, e così non dovevo chiederti più niente. Durante le tue lunghe e ispirate esecuzioni private, preparavo la cena, nella tua stessa cucina reale. Tu eri la mia radiolina triste e arancione, nell'altra stanza, che suonava e a volte sbagliava qualcosa; mentre bruciavo qualcosa sulla fiamma troppo alta, tu continuavi a suonare e a sbagliare qualcosa, e così ci incontravamo. E il tempo scorreva con te, lentissimo, proprio come sta scorrendo ora nelle fiamme del tuo fiume asiatico interrotto. La punta spezzata dell'ultimo candelabro dalla tua finestra, nel primo pomeriggio, mentre spiove a dirotto.

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