martedì 16 marzo 2010

Scienza e bellezza al decennale del Braucci e la risposta nei sorrisi della III E

Una mattinata dedicata a un compleanno di un liceo, i suoi primi dieci anni, senza candeline ma con l'incanto di un grosso corale di tenerezza e di entusiasmo, aperto con le note de l'An die Freude di Ludwig van Beethoven, per aprire di consonanza un' iniziativa così diversa da quelle che mi capita di incontrare e dove mi imbatto a volte per la curiosità di cercare sempre qualcosa di nuovo: scienza  e bellezza, esiste la bellezza nella scienza o l'arte è sempre rapportabile a un ideale di bellezza e si ragionava con grandissimi stimoli e suggerimenti - grazie alla lungimiranza del preside Silvano Striato- con l'astrofisico Massimo Capaccioli, dalle grandi capacità comunicative, che ha coinvolto e ha mantenuto ben desta l'attenzione dei ragazzi e del personale docente. E intanto ho incontrato finalmente i ragazzi della III E, e ho trovato proprio nella fila delle poltrone che mi erano davanti, un concetto vivo e imperscrutabile di bellezza, che forse non potrà incapsularsi in nessuna teoria, né rapportarsi a nessuna dicotomia sui rami della scienza e dell'arte ma che è assoluta così come è: la bellezza di trascrivere una domanda di J. D.Barrow su di un fazzolettino di carta, e ripassarsela a voce o quella di aver paura di chiedere prima che arrivasse il microfono dalla loro parte e di quella fame di  sapere e di ridere, o di chiedermi  quale fosse la risposta alla loro domanda, come se il professore l'avesse detto in ebraico aramaico. In fondo ciascuna forma umana ha le sue risposte profonde e interne di bellezza e sono diverse o a volte le stesse, quelle di un sorriso nel buio, o della fame di sapere ancora di più o di fingere di non essere capaci e di inventarsi un ruolo espressivo che forse ancora non si è scoperto, la bellezza di potersi perdere e ritrovare, di aver accettato una domanda da uno sconosciuto che non hanno mai visto e che è scappato senza nemmeno salutarli tutti; e allora mi accorgo che da un certo punto di vista le cose che si vedono anche da lontano non sono necessariamente più grandi di quelle che ci troviamo vicine a un passo, e non è ancora detto che una tempesta di stelle o il sangue esploso di una galassia scintillante di stelle più giovani, sia più bella dei loro sorrisi di questo mattino, della loro incertezza prima di chiedere o dell' impeccabilità delle loro domande, che hanno posto con la professionalità di uno speaker rai. Credo che le cose si scoprono e diventano di colpo- "Out of the blue"- di una bellezza incalcolabile e infinita per quanto si riesca a sentirsele preziose dentro, come forse può essere prezioso e sconfinato un mattino qualsiasi, una passeggiata, la preparazione di un racconto per un concorso letterario, un giorno di pioggia.
Tornavo in auto a casa e mi sentivo rinnovato da una strana speranza in più, come se quelle due ore mi avessero detto e dato qualcosa che prima non sapevo ancora e che forse mi avrebbe chiesto Fanny, guardando lo stesso cielo di Matteo, l'ultima notte prima di un trapianto di cuore.
l.s.

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