domenica 6 novembre 2011

Congiunzioni e punteggiatura. Visione visiva e sonora.

I momenti riflessivi e anche quelli di crisi, costituiscono una fase di crescita. Non ne ho dubbi. Soprattutto quando si rileggono i propri scritti sotto un'altra luce, o dando importanza a fattori che semmai venivano messi in secondo piano. In effetti è proprio quando un testo comincia a ripulirsi e a farsi più arioso e comunicativo, che il peso dei particolari si avverte di più.
Vengo al punto:
punteggiatura (nel nostro caso virgole) che accompagnano una congiunzione o situazioni diverse.
Le regole.
La virgola segna la pausa più breve; essa può dividere nell'interno d'una frase una parola dall'altra, oppure, in un periodo, una proposizione dall'altra. Fra tutti i segni d'interpunzione la virgola è il più lieve e il più discreto, ma anche il più espressivo. (Battaglia- Pernicone: La Grammatica Italiana).
Dunque, abbiamo a che fare con materiale vivo, che non interessa solo l'aspetto più formale, ma va a interessare strati più vari e profondi. Ecco perché ragionarci, mi dico.
Nella scorsa classificatoria del suo impiego si citano: le enumerazioni di nomi, aggettivi, avverbi; un inciso nell'interno di un pensiero; quasi di norma anticipa una proposizione (per le relative la questione si fa più complessa, dal momento che la virgola andrebbe omessa quando il pronome relativo è legato al suo nome con valore determinante). Andando ancora avanti: collegamento di proposizioni coordinate; divisione del complemento e distinzione di subordinazione tra le proposizioni, in cui la virgola risulta indispensabile. Ma questo non è ancora un impiego espressivo della virgola. Non ancora, secondo me.
Mi accorgo che quando penso una frase, o a un flusso di frasi, queste vengono corredate da una punteggiatura interna e intrinseca, che ne svela le dinamiche di tensione, la tensione del dire e dello scrivere – l'indicibile e l'inscrivibile –, nella loro origine non pensata o non ancora cognitiva, come fossili della frase, accorpati nella stessa oscurità del loro abisso. In questi casi nascono i problemi, quando la punteggiatura diventa spasmo, flutter atriale della voce narrante o dialogante, e non più oggetto di ripristino o faro di emergenza – mi auguro non oggetto di culto, ci mancherebbe anche questo!
Si parlerà quindi della vivacità, del ritmo, di fattori popolari e di alcune particolari direzioni e dinamiche da imprimere al testo, che affideranno a questo piccolo segno, così discreto, la redine per frenare o per slanciare in un abisso una giumenta perduta.
In quei casi le regole possono cambiare, perché la visione diventa sonora, si ribalta verso un altro piano, quando nella scrittura si immagina la voce che dice. Il suono e le sue regole. Il testo non si legge solo con la  scorsa dell'occhio, ma anche con le orecchie, scorgendovi il filo di respiro o di bava di chi lo sta vivendo in quell'istante. Pause eccezionali, a volte arbitrarie e non necessarie o indispensabili, prenderanno a modulare una linea di condotta più interna, che non si occuperà delle proposizioni, ma delle immagini inquadrate nel testo e della loro gerarchia all'interno di una tessitura. La pausa perché l'occhio si fermi e si intrattenga. In certi casi anche tra soggetto e verbo, quando va sottolineato e marcato il senso di un  predicato verbale. 
C'è anche da dire che le forme stilistiche più moderne tendono a disseccare al massimo i segni d'interpunzione, così come certa poesia contemporanea.
Non contento, sono andato a esplorare quattro diversi mondi di scrittura, dove ho analizzato, da alcuni stralci, i vari usi della punteggiatura, per trovare forse pace...
Jerzy Kosinski, da L'uccello dipinto:
"Ricordavo i miei complicati tentativi, e come essi avessero sprigionato nel corpo della ragazza alcuni languori..." Era indispensabile questa virgola? Per una questione sonora sì. Per una questione visiva no.
"Quegli uomini sapevano che le loro mogli e le loro figlie desideravano Laba, e lo umiliavano..." Qui sembra una ripresa di fiato, meno soggetta a dubbi.
Ancora: " Laggiù, tuttavia, ero abbastanza sicuro dalle incursioni, e non troppo in vista".
Victor Hugo , da I miserabili:
"Ora mettiamo al riparo il suo cadavere, e che ognuno di noi difenda questo vecchio morto...", siamo nel cuore di un dialogo, con il cadavere di un vecchio, nei moti del giugno 1832. Lo scrittore deve centellinare ansia, scalpitio del cuore. La punteggiatura accompagna l'azione, tra l'altro senza la virgola avrei sentito un senso di piattezza. Nei dialoghi la punteggiatura è vitale.
"...il solo che non avesse abbandonato il suo posto, e fosse rimasto in osservazione", anche qui, Hugo adesso narra, ma è calato dentro l'azione. Le sue pause sono pause eccezionali o di scuola?
Javier Marías, da Domani nella battaglia pensa a me:
"C'è un grado d'irrealtà in quello che è capitato a me, e oltretutto non ancora concluso, o forse dovrei usare un altro tempo verbale, quello classico nella nostra lingua quando raccontiamo, e dire quello che..."
"...ma come avrei potuto telefonare al marito, che oltretutto era in viaggio, e nemmeno conoscevo il nome per intero".
"per il figlio vicino, che ignorava il mondo sotto lo stesso tetto, e per il padre lontano".
"l'odore, il reggiseno, il nastro, e sul nastro voci".
"tutto può essere ridicolo e tragico a seconda di chi lo racconta e di come si racconta, e di chi racconterà la mia morte...".
"Mi è venuta voglia di sedermi nella mia poltrona a fumare, e a leggere un bel libro".
Infine il Sanguineti di Rebus,  che apre un mondo di sfumature e di ritmi, dove rimane solo il sangue del cuore a decidere tempi, pause e cesure:
"il mio segreto, se ci tieni, è, in ogni tempo e congiuntura, questo: è la mia fedeltà"
"Un uomo, che porta un GE sopra una spalla destra, suda, per una sega".
Non credo nemmeno che si  debbano necessariamente separare le regole del poetare da quelle narranti. Il poetico è un fattore mobile e mutante, come il muco rosa o la mousse di una medusa, che può attecchire e bruciare in ogni luogo, dove ci sia lo spazio per avvertirlo o anche per ingoiarselo vivo, con tutti i rischi, gli azzardi e gli orgasmi che questo comporta.
Credo che sia necessario ragionare sulle proprie scelte di punteggiatura, esplorandone motivazioni di utilizzo nei relativi contesti. Quando si scrive è importante saper motivare all'occorrenza le proprie scelte, individuare i propri vizi o vezzi, ma sempre dopo essere passati per la visione sonora. Per me alcune riflessioni diventano motivo di grandi crisi, ma anche di grande divertimento, nello scorgere le possibilità infinite che si celano in un'avventura di scrittura!
È tutto.


1 commenti:

la saRamandra ha detto...

bel pezzo, interessante e condivido la conclusione.