domenica 13 novembre 2011

Sull'arroganza e sul dire o gridare per il dire

Ricordo una passeggiata con mio padre, ricordo esattamente un punto di strada di questa passeggiata, eravamo in via Scarlatti, dove mi parlava. Ero ancora piccolo, e mi parlava della descrizione della Gita al faro della Woolf. Mi faceva rivivere, attraverso la sua voce calma, eravamo appena in salita, i dettagli di quella lettura, quelle luci e quelle trasparenze che non mi hanno più lasciato e che impregnarono di vita e di grandi schiarite gran parte di quel nostro pomeriggio solitario. E ancora, nel tempo, Petrarca, Tasso, Whitman, Dylan Thomas, Joyce, Mann, Gadda, Miller, Hölderlin, Cervantes, Proust, Bertolucci, Gatto, Melville, Conrad, sono appendici naturali di quel contatto, scoperte svelate nel tempo per sentieri più vari e oscuri, ma con quello stesso approccio di mistero iniziale di una passeggiata.
Ho imparato ad amare la letteratura con questi tempi, con la delicatezza di un regalo, e non come una forma di dominio. Purtroppo sento gridare, anche da persone che non hanno molto a che fare con la scrittura, ma che devono in qualche modo dire la loro, – tanto la rete è aperta –, e allora anche una sassata, che cosa importa. Anche una sassaiola di grida, che cosa cambierà! (Parlo soprattutto di Facebook, almeno per quello che ho avuto modo di esplorare).
E quindi mi accorgo che molti usano il dire, spesso violento e arrogante, per il gusto del dire, del gridare e del distruggere. Anche se i loro interessi saranno diversi, devono lanciare a vuoto il loro sasso. Il problema è che questo tipo di suono, non lascia lo spazio e nemmeno il tempo per capire e per trarne un beneficio o un insegnamento, dal momento che i sassi non hanno mai insegnato nulla, ma solo lapidato.
Io posso vantarmi di aver dato ascolto, a chiunque me lo abbia chiesto – ricordo ancora i testi di qualche anno fa, del progetto Repubblica, che mi furono sottoposti – con l'umiltà e con la voce bassa, ma senza aver mai lanciato una sassata a nessuna persona al mondo che scrive o che tenta di farlo. Ho sempre cercato di trovare del bene, e di non fare il matematico delle virgole, dei lemmi e dei sintagmi, perché non solo queste strade misurano l'intensità e la profondità di un testo, ma ancora tanto altro.
È tutto.
Mi auguro di  trovare in rete più musicalità e meno rumori. 
Mi auguro che chi farà anche commenti di poche righe, si ricordi che il dire e il parlare sono cose importanti e vive, come  strumenti da far vibrare, e non sassi muti o rutti da scagliare nel vuoto.
Un saluto Domenicale e intenso.

2 commenti:

marcofreccero ha detto...

La Rete ha abbattuto gli steccati, e credo che accanto al tanto male che mostra, si debba avere speranza. Molte persone, che senza il Web sarebbero condannate al silenzio, possono parlare. Non di rado è una parola onesta; in minoranza certo, rispetto al rumore.
Credo che il Web abbia ancora una natura abbastanza lontana da consorterie, cricche e gruppi di potere. Che esistono anche in questo ambiente, certo. Però è talmente "liquido" come dicono gli esperti, da permettere a chi ha qualcosa da dire, di farlo. Di trovare la nicchia giusta, e di lasciar fuori il fragore di chi pensa che solo i grandi numeri abbiano ragione.
È un vecchio modo di pensare. E la frana che travolge tanta economia, ci suggerisce che occorre seppellire anche molte sicurezze con cui giudichiamo gli altri; per ripartire più leggeri. O saremo travolti.

luigi ha detto...

Concordo a pieno.
La mia riflessione riguarda qualche atteggiamento che ho notato, alquanto superficiale, soprattutto in alcuni commenti, in giro per la rete, dove si scrivono cose insensate. Ma tutto questo non mi toglie la speranza. Vi sono un'infinità di realtà interessanti e in ottima forma.
Saluti e grazie della visita.
l.s.