venerdì 5 giugno 2009

Mattino di nature diverse e piccoli miracoli


Un altro sorprendente e insolito attracco di prora nel clima di un liceo così raro, che adesso chiude le tende del suo anno, come davanti ai tifoni o ai grandi marosi cubani, nei sorrisi delle emozioni e nelle tinte velate di abiti corti e di sorrisi rallentati dalla musica forte, come quel sole di lucertole delle 9.15, sui muretti di fronte al liceo Brunelleschi di via Firenze, poco prima di entrare. La giornata è immersa in un clima sospeso di celebrazione e bilancio, tra i balconi gonfi di gomiti e canzoni a fronteggiarsi in un agone di gioia e di piccoli equilibrismi sonori, che impennano alla profondità degli sguardi più smarriti e smaniosi, nella trappola del fiato grosso dei quattordici anni, che arriva allo stomaco e scalcia come un cavallo e peggio di un neonato e il vento dei ragazzi negli occhi e le loro ansie che svettano di gioia e di paura, come pennoni di antichi velieri spettrali e romantici...
Dentro quella cesta di paglia e di emozioni, raggiungo con calma la sala professori, con Daniela Fariello che mi fa strada con la destrezza di un grande ammiraglio e che mi ha aperto le porte a quella piccola lampada di Aladino, dove ho strofinato e ho trovato il miracolo di qualche piccolo grande lettore che mi rimarrà nell'animo per quanto abbia accolto la fragilità delle mie parole e per quanto abbia sopportato la follia dei miei esperimenti letterari; e ancora gli ultimi accorgimenti della classe docente prima di tirare le somme, dentro gli schermi ancora neri dei monitor, che sembrano scrutare la dolcezza di un lavoro così bello e pericoloso, che a volte somiglia a quello del pompiere, quando guardo Daniela che svetta fiammate calde di stanchezza o quando si scioglie in un getto azzurro di grande tenerezza nello sguardo basso di un'allieva che ne spegne la fatica dell'anno negli occhi, e il buon clima dei suoi colleghi, come il valido e simpaticissimo Pasquale Terrecuso, che ci accompagna nel nostro piccolo incontro con i ragazzi, e poi incontrare di colpo la I L, che si lascia la musica di spalle come si lascia il mare di una vacanza, per salutarmi e per parlare di storie come di starnuti e del rapinatore dal bacio facile, e poi rivederli così uniti negli stessi sorrisi della prima volta, con quel silenzio di timidezza che suona ancora più forte, come vino novello e schiumoso che preme nelle botti di una risata disperata e di imbarazzo, e nelle casse dall'interno i bassi come grandi cuori di giganti che sbattono di ginocchia nella mia incertezza e nella solitudine di un altro ricordo improvviso, e a quanto mi faceva pensare da matti la poesia di quel momento...o a quel loro piccolo miracolo che scintilla ancora una volta da solo, senza che nessuno lo spinge mai troppo.
Intanto tutto quell'universo brulica all'interno della libertà protetta e sconfinata di quel giardino del liceo, a quell'ora parlante come un grillo, e irresistibile per la bellezza profonda e surreale dei suoi colori e di quel suo incanto di seta e così orientale e pomeridiano di pace nel suo ascolto, e quando la classe poi scatta dentro, con il piglio di uno stormo spaventato, e ritrovo la meravigliosa accoglienza della professoressa Rosa Fortunato, come un lampo in piena luce, con cui riattraverso insieme a Daniela i sentieri degli alberi e delle parole, come residenze papali ammantate dal velluto porporato e cardinalizio del sacro, e dal sangue dei petali alla morte artistica e tragica del nostro vecchio carciofo nel suo sogno impossibile della stamina, e ancora nuovi sentieri diversi e vicini, come fiumi di montagna, come quelli delle farfalle, dei grandi poeti e del piccolo e caparbio stagno, con i pesci americani che brindano a modo loro alla fine del loro anno nei piccoli fucili delle code, la visita elettrica di una libellula, come una speranza. È proprio dentro quello stagno che rivedo allo specchio la delicatezza sognante di quel percorso, le mie occasioni mancate, le minuzie e le profondità delle cose più piccole e sottili che si trasformano con il tremore umano del pioppo e la scientificità acuta e ispirata della professoressa pittrice, fino alle tese di luce naturale e vorace di quella bellissima flanèrie, forse appena un po' triste se pensata a quest'ora che sto scrivendo e intorno non sento più nessuno ...e ho ancora dentro le parole e i passi di Rosa e di Daniela che si fanno sempre più lontani, come la luce solare sulle rose selvatiche, o le ultime voci dei ragazzi che già si perdono nella loro grande e sfilante allegria di Giugno...in questo viaggio di sola andata e di quasi scuola, piccolo miracolo di inizio vacanza.
l.s.

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