domenica 30 settembre 2012

Schizzo alla villa, in conclusione di mese (bozza):


Se ancora osservo
l'antichità della vita
dalle luci della villa
appena riaccesa,
sempre la sua bruma
e minacciosa perdura,
dopo una pioggia semplice,
l'ardore da un posto lontano;
e lontano sfuma la tua mano
nel tratto doloroso e piano
del nostro piccolo balcone,
disteso alle rapide faide
dei lunghi baci molesti,
se ancora stringo
al tuo cuore la bufera
di quel franare di tango
dalle finestre riaperte,
le chitarre dell'upupa
sulle mille attese del mese.

Claudio Damiani: Poesie - Fazi: Sognando Li Po

sabato 29 settembre 2012

Questo romanzo è un temporale: "Il Maestro e Margherita" di Michail Bulgakov.


Tre passaggi preziosi e indimenticabili da Michail Bulgakov, estratti dal Capitolo "L'apparizione dell'eroe", del romanzo "Il maestro e Margherita". (La versione che utilizzo è quella integrale di Giulio Einaudi-1967). 
Delle sferzate profonde che mi hanno fulminato in pieno. Non tanto per la loro costruzione, forma, qualità stilistica, ma per tutta la forza e sismicità che trattengono e che insieme espandono. Sensazioni, non più parole, che mi hanno colmato di gioia e di spavento, e che ho sentito di condividere, perché brillanti di una vita e di una luce propria, quasi autonoma dalla poetica del contesto da cui li ho scorporati:

"L'amore ci si parò dinnanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra, e ci colpì subito entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce un coltello a serramanico".

"Appena arrivava, lei si infilava un grembiule, e nello stesso ingresso, dove si trovava il lavandino, di cui il povero malato era tanto fiero, accendeva sul tavolo di legno il fornellino a petrolio, preparava la colazione e la serviva nella prima stanza sul tavolo ovale. Quando scoppiavano i temporali di maggio e davanti alle finestre poco luminose l'acqua scorreva rumorosa nel portone minacciando di inondare l'ultimo rifugio, gli innamorati accendevano la stufa e vi facevano cuocere le patate nella cenere. Dalle patate si alzavano nubi di vapore, la buccia nera sporcava loro le dita. Nello scantinato si udivano risate e nel giardino gli alberi, dopo la pioggia, si scrollavano di dosso i ramoscelli spezzati e grappoli di fiori bianchi".

"L'orologio da tasca segnava le due di notte. Mi ero coricato con un principio di malattia, mi svegliai malato del tutto. Mi parve a un tratto che l'oscurità autunnale avrebbe sfondato i vetri, si sarebbe riversata nella stanza e io vi sarei annegato come nell'inchiostro".

Questo romanzo è un temporale. Difficilmente o quasi mai consiglio libri, non mi piace sostituirmi alle scelte degli altri, così come preferisco fare da solo le mie scoperte. Ma questo romanzo è davvero un temporale.

venerdì 28 settembre 2012

"Monouso, per favore" e dialoghi in corto


Come sempre un ringraziamento a Manuela Giacchetta, che mi ha dato ancora una volta fiducia.
Il dialogo in corto e in questione: "Monouso, per favore".

Concorso letterario per poesie Aurelio Goretti (opere inedite)



1) Tema proposto: tema libero per tutti i partecipanti. 


2) Ogni partecipante può presentare un massimo di due componimenti. Le poesie devono essere scritte in lingua italiana. Le poesie devono essere originali, non devono essere state già pubblicate in libro edito o premiate ad altri concorsi. Sono ammesse poesie comparse su antologie di altri concorsi, riviste o internet.

3) Le poesie dovranno pervenire entro il 31 Ottobre 2012. Per gli elaborati spediti a mezzo posta farà fede il timbro postale.

4) Il plico con le poesie (che non dovrà assolutamente riportare il nome dell’autore) dovrà contenere 5 copie anonime di ogni poesia, dattiloscritte o fotocopiate, tutte leggibili. Alla busta contenente le poesie dovrà essere allegata una busta chiusa anonima contenente i dati del partecipante (nome e cognome, anno di nascita, indirizzo, numero di telefono, indirizzo e-mail). I soli finalisti che risulteranno vincitori saranno avvisati in tempo utile per presenziare alla cerimonia di premiazione.

5) Le poesie dovranno essere consegnate o indirizzate in un unico plico presso la:
Biblioteca Civica di Lierna
Via E. V. Parodi
23827 Lierna (Lecco)

6) La partecipazione al concorso è gratuita.

7) Le opere non saranno restituite e la biblioteca in qualità di organizzatrice non è responsabile di eventuali smarrimenti di testi. Tutti i partecipanti al concorso sono invitati ad assistere alla cerimonia di premiazione dei vincitori che avverrà il giorno Sabato 24 Novembre 2012 alle ore 20:30 presso il salone dell’Oratorio Parrocchiale di Lierna.

8) I premi consisteranno in: un assegno bancario del valore rispettivamente di euro 300 per il 1° classificato, di euro 150 per il 2° classificato, di euro 50 per il 3° classificato più una pergamena.

9) La Biblioteca si riserva il diritto di cambiare, non assegnare o modificare i premi a suo insindacabile giudizio.

10) Tutti i vincitori, presenti alla premiazione potranno leggere la loro poesia premiata.

11) Ai sensi della Legge 196/03 i concorrenti (e i genitori per i minori) autorizzano l’organizzazione al trattamento dei loro dati anagrafici e biografici nell’ambito del concorso.

12) I partecipanti al concorso autorizzano l’organizzazione a raccogliere in un eventuale volume le loro opere, pur conservando i rispettivi autori la proprietà letteraria delle stesse.

13) La partecipazione al concorso costituisce implicita accettazione di tutte le norme del regolamento.

giovedì 27 settembre 2012

"Starter kit per blogger" di Marco Freccero


Ho letto con grande piacere e interesse l'ottimo lavoro di Marco Freccero "Starter kit per blogger"(originale la presenza della preposizione italiana per, anziché il tipico for, piccolo particolare raffinato di contrasto nel titolo, che mi ha colpito così come il retweet centrale in punta obliqua di becco).
Bella la copertina. Le tinte sobrie ma non smorte, accattivante, anche un po' cool. (40 K, la casa editrice).
Dunque: questo lavoro lo trovo ben scritto, fluido, equilibrato, ricco di spunti molto utili, sia per chi si accosta solo adesso alla progettazione di un proprio blog, che per chi sia già in attività ma vuole vederci chiaro e approfondirne il senso. Ma apre anche un discorso stimolante sulla rete e sulle sue diverse possibilità e prospettive di fruizione; per una visione più ampia degli strumenti disponibili, delle risorse e di una maggiore consapevolezza del loro utilizzo. 
La scrittura è invitante, una comunicazione efficace e diretta, portata avanti con competenza e buon ritmo; mai troppo tecnicistica, pur nell'invidiabile competenza di Marco nel settore, ma allo stesso tempo immediata ed esaustiva per i diversi spunti che condivide (L'apertura brillante con l'idea o concetto interpretabile di commodity, sui diversi tipi di beni, virtuali o meno; e poi citando Christopher Carfi, Tim Berners-Lee, Donald A. Norman, Jakob Nielsen, etc) e per i luoghi comuni che sfata:  accostandosi con uno spirito molto colloquiale e appassionato, senza imporre verità o vangeli, ma portando il lettore a riflettere per trovare una sua strada personale ed espressiva, nel fitto labirinto della rete, cercando di prediligerla sempre come un ottimo mezzo e mai solo come un fine. 
Una prospettiva interessante di sviluppo che  mette al centro l'individuo e la sua espressività nella  capacità di relazione e di condivisione di un proprio mondo:  "Nessuno di noi è una tabula rasa, e ci sono le risorse per esserlo ancora di meno, gratuite. La presenza in Rete di ciascuno di noi ha senso se quel tempo speso a navigare viene usato per migliorare la nostra umanità. Per conversare e condividere".
Più che focalizzare lo srumento, Marco Freccero fa riflettere a fondo lo strumentista, lo responsabilizza su quello che ha davanti, ma in primo luogo su come sia importante gestire quello che si abbia già dentro, da dire o da provare a dire e da tirar fuori, puntando a una consapevolezza sottile e raffinata di un mezzo e di un'utenza appropriata del mezzo, ("...ci sono in giro un mucchio di cattivi esempi di conversazione"),  nelle sue infinite possibilità di espansione, di comunicazione, di buona sensibilità alla relazione e all'ascolto. La sua visione del Web è molto originale e moderna, e credo che possa rappresentare un reale arricchimento per chiunque voglia confrontarsi con una voce nuova, solida e ben impostata. Per chi voglia provare un nuovo tipo di approccio, più ampio e creativo, lungo le sue rotte di medio o di lungo corso.
Ho letto questo lavoro in formato ePub, su di un Cybook opus, con grandissima comodità. Mi auguro solo che il testo possa essere tradotto nelle lingue principali, perché lo merita. 
Credo di aver espresso l'essenziale. Il resto è tutto da leggere, con attenzione e creatività.



mercoledì 26 settembre 2012

La libertà dell'insicurezza

Temo che oggi sia in agguato una codifica ricorrente sul buon creare, sul creare sicuro, senza esitazioni, con i minimi consumi, trascinata poi, da quel seme, a tutti gli aspetti successivi della tessitura, che in molti casi risulterà disarmonica con chi la vuole fedele a quel certo standard di efficienza, fin dai suoi primi palpiti, o stadio di invisibilità. Mi sono accorto che in diversi contesti, non si cerca la particolarità di una voce, ma la sua telepatica sensibilità di uniformarsi a mondi espressivi preesistenti, performanti e precostituiti per grado di efficienza e omologazione a un certo standard di sicurezza, anche se poi questi mondi non appartengono allo scrittore, (come mai potrebbero?), e che lo stesso scrittore dovrebbe quindi intuire fin dall'inzio di una sua idea embrionale, a discapito di tutti quelli che faranno parte di un suo sfondo e di una sua urgenza di parlare o di rompere con gioia e con dolore il ghiaccio del suo mutismo.
Avverto nell'aria quella tendenza alla ricerca della rassicurazione a tutti i costi, del ben fatto, prima di andare avanti col polso fermato da un altra mano; questo fin dai primi passi, quando credo, invece, che nel momento di un incontro con qualcosa di intenso da dire, si sarà sempre e fortunatamente soli al mondo e insicuri. Brancolanti nelle proprie ombre, (ma non in quelle di qualcun altro).
Dove si ripone il pericolo della sicurezza acquisita e custodita all'origine del primo gesto creativo o tentativo espressivo? Nel fatto che nel momento che ho un foglio tra le mani, avrei così tanti ospiti e comizi di piazza ancora presenti e formicolanti nella testa, da perdere di vista la mia esistenza di quell'attimo e di quello che io ritengo esprimibile della mia vita in quel frangente, che non dovrebbe corrispondere a qualcosa di giusto o di corretto, ma di aderente alla priorità psichica e/o spirituale di quell'istante selvatico che non ha ancora logica, materia o regole predeterminate, ma che sarà la radice di tutto quello che avverrà poi.
Dice Mario Vargas Llosa: "...nessuno può insegnare a un altro a creare, ma tutt'al più può insegnargli a leggere e a scrivere. Il resto, ognuno lo insegna a se stesso inciampando, cadendo e rialzandosi, incessantemente".
Quando penso di dare un senso a quello che tento di esprimere e di imbrigliarlo, ancora prima che il cavallo parta, mi sento come un fantino condannato a frustarlo nel sonno, o da fermo, mentre si nutre. Avverto quindi il pericolo di una tendenza automatica alla dottrina dell'efficienza, che può avvenire anche alle proprie spalle. Quando non ho nessuna garanzia che domani scriverò una sola riga, buona o cattiva che sia. Non ho nessuna garanzia che non diventi di colpo muto di parole, di sensazioni e di idee da comunicare, anche una volta salvato questo post.
Ma questa mia insicurezza sarà anche parte viva della mia voce, della mia fucina. In questo confine delicato mi ritocca mettermi in gioco e cercare una strada nell'intercapedine tra lo stadio del mutismo e quello del primo attacco di suono, uno sblocco, cercando poi di articolarlo e di trasferirlo in più parole, nell'atto doloroso-gioioso del parlare (vedi il bellissimo intervento di Alexander Cistelecan su "La poesia, qualcosa che non si può leggere"). 
Quando poi avrò scritto, descritto, riscritto e parlato, combattuto il primo stadio del mio mutismo, allora tutto potrà accadere. Ci sarà il tempo perché qualcosa accada, si modifichi, si migliori, si distrugga, si approfondisca, in gran parte dei casi ci deluda, magnifco anche così, non è successo niente, almeno ci ho provato con le mie forze. Ma il momento o "tramite" tra l'ultima striscia di silenzio e il primo flebile sussurro, andrebbe protetto da ogni dottrina acquisita o attitudine e abitudine creativa di qualcun altro, anche del più illustre, secondo me:
c'est tout.