lunedì 16 settembre 2019

Passeggiata nell'addio


Ieri pomeriggio ho avvertito nella passeggiata il sereno dell'addio. Camminando da soli si rinnovano i sogni dei singoli passi, quelli che ci hanno avvicinato e allontanato da una meta che era la partenza, il passaggio delicato di consegne dalle mani azzurre del portiere di notte o dell'aguzzino. Ogni luogo una sua nuova morte: le sue chiavi difettose, l'intonaco sul materasso e la luce fioca del lume sui piatti sporchi; mentre il buio già è fuori, se mi sorprende nell'ultimo fiotto di voci, prima che tu sia tardi. 



domenica 15 settembre 2019

"Il vincolo cieco": visto si stampi:




Questo pomeriggio, dopo il mio intervento sull'ultima versione del manoscritto, il romanzo Il vincolo cieco è pronto per i successivi processi che lo porteranno alla stampa con la casa editrice Ferrari Editore, per incarnare definitivamente la sua armatura e natura di libro.
Il percorso con questo lavoro è stato davvero arduo, ma anche ricco di grandi emozioni e di stimoli. Devo moltissimo a Settimio Ferrari e a Francesca Londino, alla loro sensibilità, profusione di suggerimenti oculati e di ascolto paziente, se questo lavoro è arrivato a questo punto; se Il vincolo cieco può dirsi ormai svincolato definitivamente da ogni mia ulteriore volontà (o anche ossessione) di modifica. Da questo punto, da questa sorta di fine, comincia il sentiero di una nuova storia e di una nuova genesi, che è in fondo la vita autonoma e misteriosa di un libro. Cercherò di tenere aggiornato chi mi segue sui processi di questo viaggio, a partire da questo primo passo cruciale, appena compiuto, insieme a tutti gli altri che lo seguiranno.
Il romanzo è dedicato in memoriam all'attrice francese Pascale Ogier.

martedì 27 agosto 2019

Impromptu della linea retta


Nella direzione di un percorso creativo, nell'esercizio di solitudine che caratterizza l'intento di una ricerca espressiva, non credo nelle verità assolute, negli archetipi del giusto raccontare, adombrate in diversi decaloghi da persone anche di un certo spessore quando offrono delle possibilità.
Non credo che la vita di un artista sia un insieme di linee rette, di teoremi, di verità, ma l'intreccio di situazioni complesse che delineano, il più delle volte alle sue spalle, la direzione complessa e spesso controversa di un percorso creativo ed esistenziale, in  perenne contrappunto.
Se la scrittura, questo splendiso esercizio estenuante di solitudine, si limitasse a macinare caratteri da essere poi inviati a una figura, più o meno autorevole, che ne decreti il valore artistico assoluto o relativo, il più delle volte momentaneo e commerciale, in diversi casi solo in minima parte artistico e per la restante commerciale, in quel caso ci troviamo nella geometria asfittica della linea retta. Limitare il viaggio a quell'ingresso, con quelle convenzioni, restrizioni, a volte illuminazioni – se questo ingresso crei degli stimoli, quel mordente per riuscire quanto meno ad accostarsi al suo uscio e affinare le proprie lame inventive, allora, forse, ci sta.
L'elemento importante è quello dell'esplorazione delle proprie possibilità e di quanto possano maturare al di là dei decaloghi commerciali, travestiti da galatei delle buone maniere creative per stare sul foglio, allo stesso modo di come si sta a tavola, che imperano ovunque, in questo concetto restrittivo e scolastico di cosa sia giusto e cosa no, mischiato, quasi sempre, alla commestibilità di quel giusto scrivere, di quel far bene solo in un modo, l'unico possibile. Fingere di parlare di Faulkner o di stile, quando invece il problema è nella confezione da dare al dentrificio e al suo standard!
La direzione di chi intraprende un percorso creativo è in primo luogo un affare che ha a che fare con l'estetica, con gli equilibri, la forma, quindi con i pilastri di una certa struttura, la loro resistenza e impermeabilità, non sempre alla loro appetibilità. Tutto questo non serve solo a vendere o svendere il proprio palazzo, ma a sentirsi più vivi nell'abitarlo, lasciandolo ventilare di idee, di esperimenti, di possibilità, di ricordi e di sogni da scorgere, anche da clandestini, dai vetri appannati delle sue finestre.
Il saper raccontare è un qualcosa che non si misura con tanta facilità, come molti si fregiano di poter fare liquidando con un paio di righi lavori molto ben congegnati, di scrittori molto in gamba, anche se con una voce particolare, un po' fuori dal coro, forse. Se una persona mi inviasse un suo scritto, ci penserei su molte volte, prima di dirgli che la sua storia è davvero ben raccontata, allo stesso modo di come ci penserei su molte volte prima di dirgli che la sua storia è mal raccontata. Mi prenderei del tempo per dire la mia. Immagino che questo tempo non ci sia e allora quando non si ha tempo ci si dovrebbe limitare a giustificare la mancanza di tempo, anziché sentenziare altri tipi di mancanze, strutturali a un certo discorso di un'opera che evidentemente non si è voluta approfondire, per una serie di ragioni, anche sacrosante per certi gusti, certi modi di vedere, di pensare, ma che hanno poco a che vedere con la ricerca e l'esplorazione di un suo valore oggettivo, che in diversi casi viene messo in gioco con una certa superficialità, trascinandolo in un discorso soggettivo.
La lentezza, deve o comunque dovrebbe accompagnare ogni passo per chi selezioni le proposte di uno scrittore che ha una sua voce e che offre in qualche modo la sua fiducia e non solo la sua febbre ossessiva dello scrivere e del comparire attraverso questa sua maledizione. Invece si corre: quando non si avverte quella sensazione nota di appetibilità riconosciuta di un certo percorso, lo si destina alle sue tenebre, in diversi casi avviene questo, senza andare oltre, dedicarsi.
Un artista non gestisce dei prodotti, ma conduce nelle possibilità più o meno infinite della propria solitudine. Soprattutto. 
Inviterei quindi alla lentezza, sia gli scrittori che inviano percorsi a volte franosi e ardenti, affidandosi alla cieca, sia agli stessi addetti alla cernita e alla selezione di un certo linguaggio, anche un po' fuori dal coro.
Il guasto è alla base. Una questione di superficialità. Se non si va nel fondo, nulla ha senso.

giovedì 4 luglio 2019

"Promessa di matrimonio" e "Le due stanze del colloquio" tra le 20 pièce teatrali finaliste




Comunicato – Prima selezione.


mercoledì 19 giugno 2019

Versi di viaggio


Alberi luminosi dell'inverno.
E la montagna tace dove azzurra
spazia, e deserta, un ultimo paese.
Bianco d'arabe logge un davanzale
passa lungo le donne e la domenica.

Alfonso Gatto





lunedì 10 giugno 2019

La perennità della farragine


"È un errore voler facilitare il compito del lettore. Non te ne sarà grato. Non gli piace comprendere, gli piace segnare il passo, sprofondare, gli piace essere punito. Donde il fascino degli autori confusi, donde la perennità della farragine".

E.M. Cioran

sabato 1 giugno 2019

"Il documentario blu" su Risme


Sul numero 2 della rivista letteraria Risme, il mio racconto "Il documentario blu", con l'illustrazione di Alessia Porcelli.