venerdì 13 gennaio 2017

Fenomeno




Fenomeno

Se Febo si congiunge
col muro della pioggia,
nasce l'orlo di un arco
ombrato di colori.

Un cerchio come quello
io vedo disegnarsi
dentro la nebbia: un arco
bianco. Ma è un arco in cielo.

Perciò non conturbarti,
se sei vecchio, e sei vegeto.
Sono bianchi, i capelli?
Non importa. Amerai.

Johann Wolfgang Goethe, da "Il libro del cantore - Il divano occidentale orientale. Bur edizioni".


















mercoledì 11 gennaio 2017

I racconti notturni di Hoffmann: anatomia dei richiami




La meraviglia di alcune opere letterarie, quando sono davvero grandi, è questa capacità di risonanza, specie nelle fasi in cui il lettore ne è in qualche modo distante. Un flusso misterioso, questo pomeriggio, mi ha avvinto di questo particolare richiamo o fitta di nostalgia, infondendomi nel cuore il desiderio di ritornare alle pagine interrotte dei "Racconti notturni" di E. T. A. Hoffmann, ma con la speranza sottesa di non finirle mai. Nataniele, Clara, Lotario insieme all'avvocato Coppelius e all'uomo dei barometri, mi attenderanno, puntuali, a notte fonda, nel punto esatto in cui li ho lasciati, nella mota comune del nostro sogno d'amore. Le loro ombre, ancora così vivide nel ricordarle, rimarranno fedeli nell'attesa di un mio prossimo ritorno, come della mia stessa fedeltà per ridare loro il colore di una nuova aria di morte e di libertà. A notte fonda riaprirò il libro, nel punto interrotto, con una luce fioca ma sufficiente per farmi strada nell'incanto della storia e della sua bruma divorante. Questa mancanza così nutriente, che ha maturato nel silenzio del mio pomeriggio e della mia prima sera, durante l'assenza dalla lettura del primo dei racconti notturni, sarà già parte viva della sua voce narrante e del suo intarsio tenebroso, che oltrepassa le regole delle parole, inerpicandosi ancora oltre, in territori sconosciuti e impervi, quanto rassicuranti. 
Anche se sono un amante della carta, ho cominciato a leggere questo libro su di un dispositivo Cybook Opus, in formato ePub, nell'edizione Einaudi, introdotta mirabilmente da Claudio Magris. Il vantaggio di questa soluzione è che stanotte potrò illuminare il mio dispositivo con la luce fioca di una minuscola lampada da lettura, a misura di ebook reader, che mi darà l'illusione di essere tornato a lume di candela, semmai davvero  in un'altra epoca,  non troppo distante da quella di Hoffmann, abbandonandomi al destino del suo primo racconto notturno e delle sue distese, quasi senza tempo, quando intorno il mondo tace, murato in un inverno surreale e appena stellato, forse mai accaduto così. Tutto questo incanto sarà parte dell'anima del libro come della mia vita, ormai in modo imprescindibile. Un flusso vitale e comune tra lettore e scrittore, che mi costringerà e sospingerà, come è già successo, in un nuovo e altro livello di realtà, senza speranza di riemersione o di riscatto. Ecco un segno tangibile e inequivocabile di grandezza, secondo me: il flusso sognante di questi richiami. Non altro, al momento, mi darà conferma di quanto valga il dolore e la vacanza di questo gioco segreto, nel profondo incontro con un libro.

































Fisiologia poetica, da Novalis


Novalis (1772-1801)


"Frammento 742. ( Fisiologia poetica). Le nostre labbra hanno spesso una grande somiglianza coi due fuochi fatui della fiaba. Gli occhi sono la superiore coppia fraterna delle labbra, essi chiudono e aprono una grotta più sacra che la bocca. Le orecchie sono il serpente che ingoia avidamente ciò che i fuochi fatui lasciano cadere. Bocca e occhi hanno una forma simile. Le ciglia sono le labbra, il bulbo la lingua e il palato, la pupilla la gola. Il naso è la fronte della bocca e la fronte il naso degli occhi. Ogni occhio ha il suo mento nello zigomo".

Novalis 



















martedì 10 gennaio 2017

Quella sensazione di vuoto




Dalla quinta lezione di Peter Bichsel, di quelle tenute all'Università di Francoforte nel 1982, in occasione del conferimento del premio "Stadtschreiber von Bergen", stamattina condivido questo passaggio, che mi ha fatto ritrovare quel senso di vuoto ben riconoscibile, accadutomi dopo alcune esperienze di lettura e che nel contempo mi ha dato anche modo di riflettere sul senso profondo del narrare. Il titolo della sua quinta e ultima lezione è "Storie che ha scritto la vita".
Segue il breve estratto:

"La nostra vita diventa sensata se ce la possiamo raccontare. Le storie d'avventura, piene d'azione e di suspense, hanno in questo senso un doppio svantaggio. Suscitano l'impressione che sia narrabile solo ciò che è straordinario, e suggeriscono al lettore l'idea che senza avventure straordinarie la sua vita sarebbe priva di senso. Ma ciò non vuol dire che non si possano raccontare storie d'avventura. Quando Joseph Conrad le racconta, il lettore scopre che per l'autore non si tratta semplicemente di dare un contenuto, ma anche di riflettere sul narrare e sul metodo del narrare.
È il contrario di ciò che fanno gli autori della letteratura di consumo, che ingannano i loro lettori offrendo solo contenuti. Da loro il lettore impara soltanto ad ascoltare, e nulla sul narrare perché, di regola, non vi si riflette affatto. La sensazione di vuoto che abbiamo dopo aver letto un romanzo giallo scadente deriva dal fatto che, con la soluzione del caso, tutto scompare, non rimane più niente. Non echeggia nessun tono narrativo – non echeggia per esempio quel tono di cui può vivere per ore e settimane un lettore entusiasta di Adalbert Stifter. In certe circostanze egli potrà usare questo tono narrativo, questa atmosfera narrativa, per raccontarsi la propria vita".

Peter Bichsel: "Der Leser. Das Erzählen". 1982










lunedì 9 gennaio 2017

Prospettive




"Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; 
io sono orgoglioso di quelle che ho letto".

Jorge Louis Borges













































domenica 8 gennaio 2017

Effi Briest, e il cristallo puro di un romanzo




Riaddentrarmi per la seconda volta in questo capolavoro della letteratura, mi ha nuovamente riempito e rigenerato di una vastità di sensazioni e di sentimenti che solo le grandissime esperienze riservano a un lettore, attraverso l'abisso del loro mistero e di quella loro straordinaria unicità. Dentro l'artiglio della classicità e l'armonia drammatica della scrittura, Effi Briest, di Theodor Fontane, ha reso di nuovo indimenticabili tutti gli attimi che gli ho dedicato. Esattamente come è successo durante la prima lettura del romanzo, avvenuta qualche anno fa.
Non posso sottrarmi, a conferma di questo rapimento ancora fresco, – a romanzo da poco concluso –  di aggiungere all'interno del post un significativo estratto dal celebre giudizio di Thomas Mann su quest'opera, da un articolo pubblicato il 25 dicembre del 1919 sul "Berliner Tageblatt":

"Una biblioteca della letteratura romanzesca basata sulla scelta rigorosa – e dovesse anche restringersi a una dozzina di volumi, a dieci, a sei – non potrebbe essere priva di Effi Briest. Non si usa forse dire che nessuna costruzione prodotta dalla mano dell'uomo può essere perfetta? E invece, per quanto si possa essere propensi ad esortare gli uomini alla modestia, l'affermazione è sbagliata, la cosa perfetta esiste: sognando, l'uomo che è artista ogni tanto la produce. Sono casi, come si è detto, fortunati e rarissimi; perché accada si rende necessaria un'incredibile benevolenza e grazia delle circostanze, fin le più sottili: ma se tutto torna, ecco che la cosa si forma, e il cristallo risulta puro. [...]".

Thomas Mann























sabato 7 gennaio 2017

Concorso Letterario Gonzo 2016 (ma anche un po' 2017)


Clicca sulla locandina per leggere il bando