sabato 11 gennaio 2020

Erinni, di Giancarlo Loffarelli. Regia di Margherita Adorisio e Maurizio Faraoni


Lorenzo De Liberato, Ferruccio Ferrante e Mary Di Tommaso

Mary Di Tommaso

Ferruccio Ferrante, Andrea Monti e Mary Di Tommaso

Mary Di Tommaso e Ferruccio Ferrante

Lorenzo De Liberato e Ferruccio Ferrante


venerdì 10 gennaio 2020

L'attore extraordinario, di Ken Rea




lunedì 6 gennaio 2020

Quando penso...




"Quando penso ai tanti spettacoli cui ho assistito e in tante lingue diverse, quando penso agli strani quartieri nei quali si trovavano questi teatri e ai miei viaggi di ritorno, spesso a piedi, spesso attraverso venti gelidi o in mezzo al fango, quando penso alle personalità veramente straordinarie che si urtarono con la mia, alla folla di idee che conobbi per interposta persona, quando penso ai problemi di altre epoche, di altri popoli, e al magico misterioso denominatore che mi permetteva di afferrarli e di soffrirli, quando penso agli effetti che certi lavori ebbero su di me, e attraverso di me sui miei amici, o anche su gente a me sconosciuta, quando penso a questa marea di sangue, di linfa, di oscuri e screziati pensieri che sgorgavano in parole, in gesti, in scene, in estasi, quando penso quanto totalmente e inesorabilmente umano fosse tutto questo, così umano, così salutare, così universale, la mia stima per tutto ciò che ha a che fare con il teatro, con gli scrittori di teatro e con gli attori, arrivo a un grado di esaltazione. 
[...] Attraverso il teatro troviamo la nostra comune e individuale identità. Ci rendiamo conto che siamo siderali quanto terrestri. [...]".

Henry Miller, Il teatro (da I libri nella mia vita)


domenica 5 gennaio 2020

Id _Leonardo (AA.VV.) BookTrailer





venerdì 3 gennaio 2020

La voce e lo spettro


Ricominciare. Ogni mattina come se fosse la prima. Una parola nuova, che non decide e non conosce nulla di quelle che l'hanno preceduta, nemmeno dell'ultima. Sembrerebbe che sia sempre tutto da rifare, da riazzerare. Una parte di me che scrive e che riprende il contatto con l'abisso della pagina, interrotto semmai la sera prima, non conosce quello che io abbia mai fatto, compiuto e anche negato dei miei precedenti getti. Tutto potrebbe accadere e precipitare alle mie spalle, come se nella mia vita non avessi mai scritto, e la parola della mattina fosse davvero la prima della mia esistenza. 
Prima di cominciare il post, guardavo con sgomento a diversi manoscritti di qualche anno fa, di lavori lunghi, più o meno consistenti e ispirati, dove non ho riconosciuto quasi nulla della persona che sono e che sento adesso, della mia definizione emotiva, cognitiva e stilistica – intendo quella che percepisco oggi, e che forse, a distanza di tempo, mi sarà ancora negata nell'evoluzione di un successivo disconoscimento. 
È anche per questo che forse scrivere è confinarsi e condannarsi a morte, e ricominciare ancora, per cercare di recuperare una mancanza che si è percepita e che dovrebbe fissare ancora una zona di progressivo incompimento, che forse sarà lo sfondo costante di ogni diagnosi di processo creativo nella rielaborazione di una propria voce. La voce incompiuta che ritorna, riportando lo stesso gelo dell'arrivo di uno spettro, nel tepore di una stanza chiusa.



giovedì 2 gennaio 2020

Gallery del Nuovo Teatro San Paolo di Roma



Condivido la suggestiva galleria di immagini dalla produzione del Nuovo Teatro San Paolo, dove il 20, 21 e 22 marzo sarà rappresentata la mia pièce in tre atti "Le due stanze del colloquio", diretta da Ferruccio Ferrante.



mercoledì 1 gennaio 2020

Risonanze


Nella dinamica di ogni mentre, mi auguro sempre la possibilità di una risonanza: di quel passaggio ulteriore che si sprigiona dal margine del finito per ritornare a proporsi, alle spalle dello scrittore, dentro la creatività e il potere immaginifico di ogni lettore. Questo mentre progressivo, in cui credo, sarà parte viva di ogni frequenza creativa che vincoli il lettore e lo scrittore alla stessa pagina, confondendoli in una sola figura mutante e ispirata.
In ogni fraseggio creativo, nella costruzione anche di un solo paragrafo, spero sempre che quel terreno sia quanto meno predisposto a questo gioco sottile di transumanze e fecondazioni, quindi di riscrittura infinita, che continui, o che incominci davvero, solo quando il libro è stato chiuso. 
Se si inquadrasse l'impianto tonale e potenziale di un'opera nella vibrazione di questo nuovo impulso, forse il quadro di indagine sarebbe ancora più ampio, intendo nel configurare in ogni tentativo di espressione quel luogo fecondo di riverberi sottili, rispetto a un altro che invece ne sia orfano, e che pur nella sua perfezione strutturale riconsegni alla parca tranquillità di un vuoto. 
Eppure, nonostante potremo incontrare diverse varianti di rielaborazione, anche all'interno di una sola pagina, spero sempre, e di cuore, che le stesse siano sempre sconfinate a percepire il passaggio di ali successivo all'esperienza temporale in sé, anziché l'ortodossia del noto/statico (e non più estatico) all'interno di quell'unico flusso esperienziale configurato, che di solito non si completa mai se non in un corrispettivo – anche se non così frequente –  illogico altrove.