mercoledì 15 gennaio 2014

La mancanza e la presenza di un libro


La mancanza di un buon libro, in una mia giornata, è l'assenza di un faro, del sole, della luna. La presenza di un buon libro apporta intensità, musicalità e silenzio al tempo di lettura e di non lettura, fa lo stesso. E poi è molto importante la zona che mi separa dalla pagina, quell'istante in cui mi ricordo che quella pagina è ancora lì, che mi aspetta, a qualsiasi ora, con qualsiasi tempo, in qualsiasi circostanza o condizione, dipende solo da me se tradirla o raggiungerla, da parte sua non potrò mai avere brutte sorprese. Tutto questo apporta una particolare densità e uno spessore al mio spazio di vissuto, difficile da descrivere e da ritrovare in altri elementi e circostanze quotidiane. Più grande è il libro, più queste sensazioni sono sottili, rarefatte e profonde, molto più sottili, rarefatte e profonde di quelle legate all'ossessione dello scrivere. Credo che il leggere rimanga in assoluto l'attività più pura, più religiosa e creativa, quella che non fa rumore o clamore. In assoluto la più dolce, naturale e redditizia al mondo.

giovedì 9 gennaio 2014

Interesse creativo e quantitativo


Avverto, a volte, che il problema, l'ostacolo più lampante, sia relato all'interesse, alla quantità compulsiva di interesse creativo, alla consapevolezza di questo interesse, che mi porta in qualche modo a fare. Fare qualcosa con molto interesse, interesse legato a quel certo o incerto fare, non necessariamente a qualcosa che gli sia estraneo e da cui prendere o attendere chissà cosa, è una piccola trappola. Quello che mi interessa molto, mi interessa forse solo quantitativamente, spesso mi ottunde, diventa un'occupazione solo molto interessante e non credo  che personalmente conti quanto sia forte l'interesse che provo per quello che faccio, quanto invece l'interesse che evochi il mio fare una volta compiuto e scomposto prima del suo compimento. E non è la quantità compulsiva dell'interesse al mio fare che costituirà qualcosa di più o meno interessante, non tanto quanto la qualità profonda del perdermi in quel qualcosa di cui non so mai troppo, ma che è lei a interessarsi in qualche modo misterioso a me.

Beatrice Bassoli, tra le attrici vincitrici del casting di "Giorno di compleanno" (attrice protagonista)

lunedì 6 gennaio 2014

"Compagni di scuola": intervista ad Angelo Bernabucci e la storia del film:


giovedì 2 gennaio 2014

Come lupi gli ombrelli


Nei ritorni, a volte, dagli ombrelli nella pioggia senza le teste le persone sono ancora le stesse o sono l'odore delle terrazze e dei festeggiamenti interrotti e il dondolio scherzoso e tremendo dei lampioncini. Come stasera. Come lupi gli ombrelli covano su ciascun capo, i dorsi appena curvi, il silenzio tombale che l'acqua concede alle grondaie e alle vetrate oblique dei palazzi antichi. Il buio invade e diventa un azzurro e le finestre diventano l'oro bianco contro il rosso duro dei notiziari televisivi. C'è chi si abbraccia senza dirsi. Chi sfila cinghie dai passanti. Chi mette in bocca un dito solo dei guanti. Chi cuce, chi affonda una mano nei capelli bagnati di chi gli sferra un pompino. Chi prega, chi suona un vecchio disco. Chi tace, chi accende un albero di Natale, una candela, un debito. Chi sorveglia un fratellino in assenza dei grandi. Chi assapora il proprio muco che scola di lacrime e chi guarda il piovasco di quell'istante sepolto e perduto al mondo, accanto a una maestrina elementare triste e diabetica. In ogni casa un frullo terso di gazza, la risata di una strega, un bricco fresco di latte. Lo scintillio della mannaia, lo spazio dolce tra i seni scoperti di chi rassetta e si abbassa troppo – il suo viso gonfia tramonti di Taurasi dalle guance –, o chi si veste per scendere, e cerca le chiavi dell'auto che non trova, e chi allora si sveste, nei brividi di febbre e agguanta la coperta scivolata con una caviglia; chi fugge come un bandito: passami gli stivali con le mutandine, per favore. La zampata del temporale ingoia quello che ogni privato sottrae e concede al fantasma del suo nuovo copione. Sono quasi arrivato. Gli ombrelli che mi erano davanti sono lontani, uno di quelli declina dalla sua cupola e sgorga fango di mestruo. Un bambino morto lo aspetta alla finestra, scalzo e in pigiama, come se fosse il sole.
Sono a casa.

mercoledì 1 gennaio 2014

Les enfants de "La Boum"




Il sentir cantare nel buio è già passato


Poco più di un'ora dall'inizio dell'anno e da un luogo poco lontano, forse l'appartamento del piano di sopra, una voce di donna che canta. Poi il silenzio. Alcuni passi e ancora la  sua voce, che avvolge una strana melodia senza tempo, con la calma di un uccello notturno.
Poi, dopo qualche secondo, più niente. Quel canto nel buio è già passato, come se fosse un anno.