mercoledì 5 ottobre 2011
Qualcuno mi ha detto
Rileggo e rileggo questi pochi versicoli di Patrizia Cavalli, sempre freschi, come vernice sulle pareti di una casa, con cui apre la raccolta del 1974 Le mie poesie non cambieranno il mondo. Così perfetti e così semplici. Come è perfetta e come è semplice la poesia:
Qualcuno mi ha detto
che certo le mie poesie
non cambieranno il mondo.
Io rispondo che certo sì
le mie poesie
non cambieranno il mondo.
Patrizia Cavalli
lunedì 3 ottobre 2011
Libri da salvare e i Quaderni della radio:
Fu all'inizio del 1949, che l'ufficio Conversazioni del Giornale Radio, formulò uno spinoso e accattivante quesito a una serie di scrittori italiani di rilievo, chiedendo loro quali sarebbero i dieci libri che salverebbero da una guerra atomica, immaginandosi parte di una particolare Commissione. Libri da scegliere rigorosamente dalla fine del XVIII ad oggi.
Diversi gli interventi, che ho letto dai Quaderni della radio, Edizioni Radio Italiana, davvero incantevole e suggestiva edizione, così come gli interventi.
Alcuni stralci delle preferenze tra gli intervistati:
Salvatore Quasimodo, stila la sua lista in questo senso:
1) La Scienza Nuova, di Giambattista Vico;
2) Poesie di Ugo Foscolo;
3) Le opere di Giacomo Leopardi;
4) I promessi sposi, di Alessandro Manzoni;
5) I sonetti, di Gioacchino Belli;
6) I Malavoglia, di Giovanni Verga;
7) Ariette e sunette, di Salvatore di Giacomo;
8) Il teatro, di Pirandello;
9) Teoria e Storia della Storiografia, di Benedetto Croce;
10) Lettere dal carcere, di Antonio Gramsci.
Così Massimo Bontempelli:
1) Foscolo , Le poesie, quasi tutte;
2) Manzoni , I Promessi sposi;
3) Leopardi, Scelta di Poesie e Operette morali;
4) Rovani, Cento anni;
5) Nievo, Confessioni di un ottuagenario;
6) Collodi, Le avventure di Pinocchio;
7) Verga, I Malavoglia;
8) De Roberto, I vicerè;
9) Scelta di liriche dalla triade: Carducci, Pascoli, D'Annunzio;
10) Panzini, Il padrone sono me.
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domenica 2 ottobre 2011
(S)Considerando:
Il rapporto con quello che si scrive, si basa, molto spesso, sulla possibilità di creare opportunità di memoria, di ricordi, in chi legge. Ma non di ricordi legati a quello che si ricorderà di quelle precise parole, ma invece legati a tutto quello che quelle parole potrebbero rievocare e che non si vede, o che non sarebbe riaffiorato in quel certo modo con due persone appena diverse che leggono, ma che spesso non ha nulla a che vedere con la natura e con l'intenzione primaria che avrebbe consentito a quelle parole di vivere o di smuoversi in un certo livello di tempo o di realtà. Rievocare quindi una certa dimensione personale, di un certo vissuto, o anche di possibile ricordo di vita reale o immaginata. Credo che se non avviene questa condizione particolare... insomma, che dire? Si può continuare, certo, ma.
Non è tutto un affare cosciente e troppo consapevole, la buona e anche la grande scrittura. A volte si basa su tutt'altro! Su qualcosa che va oltre...e che cambia per ogni scrittore e per ogni razza di lettore inciampato o incavigliato in qualche bel paragrafo. Qualcosa di preconcettuale.
Non è tutto un affare cosciente e troppo consapevole, la buona e anche la grande scrittura. A volte si basa su tutt'altro! Su qualcosa che va oltre...e che cambia per ogni scrittore e per ogni razza di lettore inciampato o incavigliato in qualche bel paragrafo. Qualcosa di preconcettuale.
Potrebbe esserci anche un solo lettore al mondo che vede, attraverso queste parole, cose che non ho ancora visto, e che potrei non vedere mai, se qualcuno non me le mostra. È quello che in fondo dovrebbe fare un vero scrittore, in sostanza. Partecipare attivamente a un meccanismo naturale e involontario di rievocazioni e risonanze, memorie, incubi, sobbalzi, atterraggi, stravaganze, senza averlo necessariamente costruito troppo coscientemente, e forse non proprio quel punto così più efficace, rispetto agli altri, al quale potrebbe non aver dato peso. E senza che un solo rigo letto sia solo tollerato – quante volte mi è capitato di leggere tollerando. Adesso leggo, e scrivo, in ebollizione, e con molta lentezza, come l'acqua nella pentola, altrimenti faccio altro, davvero!
Il grosso problema è che si possono imparare mille sistemi e stratagemmi per gestire, organizzare, ed ottimizzare al meglio le forme di un certo linguaggio, i parametri di una certa intellegibilità del proprio testo, la sua fluidità, le sue dinamiche, i suoi climax o anticlimax, la sua correttezza, ma non è mai possibile prevedere quanto possa diventare vivo e dinamico in un'altra vita che lo incontra, e che spesso non ha idea di quello che sia una struttura e cerca solo di saltare in aria in qualche modo, come quando è sorpreso da un amico, da un bel viso, da un bel culo, da una telefonata nella notte o da una fioccata improvvisa, che scorre da una finestra, al buio.
Quanto, chi scrive, possa scomparire in un altro, nella stessa possibile o inattuabile esplosione/immersione?
E credo che il grande fascino e la grande scommessa, sta proprio nella possibilità che quest'incontro potrebbe non avvenire mai, anche con tutte le carte in regola, le scarpe ben allacciate e i quadernetti dei compiti foderati e senza orecchiette. O forse avvenire per pochi istanti, senza che lo scrittore se ne accorga o lo sappia mai, o anche per sempre.
Ma avrebbe lo stesso un senso, in ogni caso. Misterioso e di ritorno.
Lo credo e lo vivo. A volte, (s)considerando:...che per scrivere si deve essere inzuppati di vita. E poi tutto il resto, volentieri.
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sabato 1 ottobre 2011
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