giovedì 31 gennaio 2013

Automatismo e pulsione nelle dinamiche creative

I due estremi di intervento in uno scritto, si dibattono sempre tra sentire e solo dire: pulsione interna e automatismo indotto.
Potrei dire in automatico, supportato da un flusso cosciente che mi costruisce da solo le parti di una struttura, parti evidentemente non programmate o rielaborate prima di quegli istanti in sequenza in cui vedono la loro prima luce sotto le mie dita, quasi a mia insaputa.
Potrei dire anche per flusso di sensazione e relativa pulsione espressiva e di abbandono per un'idea che ho sentito nell'aria, poco prima, durante il giorno e quindi anche durante il getto di stesura, come il fischio di una melodia che non è ancora di nessuna canzone. Idea che in quel momento prende le mie emozioni, i miei sentimenti, le mie sensazioni. Quell'idea non è prettamente letteraria e nemmeno ha ancora la coerenza per essere considerata un tassello che giustifichi un impianto. In quel momento ha la forma di un grido. La sola necessità e urgenza che quell'idea, quell'emozione e quella sensazione, non vadano perdute, sarà quella di gridarle o anche sputarle e tossirle, con gli strumenti muti disponibili al momento e prima che sia troppo tardi.
Una delle paure più grandi è quella di rimanere orfani di quella improvvisa maternità dell'idea. Privi del suo latte se solo non la si trasformi in un linguaggio al più presto; come se avesse una scadenza di utilizzo, una sua impermanenza dentro di me che potrebbe farla sfumare se non la blindo per tempo dentro un contenitore.
In questi due casi la mia attività di trasposizione nei segni, potrebbe procedere allo stesso modo e portare anche a risultati qualitativi simili. La presenza di un'idea forte e ispirata, non escluderà un processo di automaticità e di costruzione non programmata, pur nell'ambito di quella sua linea di sviluppo per così dire illuminante o illuminata da una guida interna. Così come in un processo automatico, che in apparenza non pare supportato dall'urgenza di nessuna idea o particolare emozione, non è escluso che possa rivelarsene una durante il cammino, un'idea latente che non pensavo e non immaginavo di incontrare e che in diversi casi pare essere figlia dell'automaticità e del meccanismo delle sequenze di scrittura, più che da una mia più o meno definita dimensione emozionale, quando invece non è sempre così. Credo mai.
Le emozioni di uno scrittore non sono sempre le stesse. Uno scrittore emozionato mentre scrive, può restituire al lettore blocchi di ghiaccio secco fumante, giusto l'opposto di quello che avrà avvertito nella gioia o nel trasporto della sua emozione idea o idea emozionante (i concetti così in voga di emozionante, scrittore fisico o sensibile, sono inafferrabili e ricchi di sfumature e di tinte variegate difficili da fissare e da controllare per quanti risconti avrà quel dato scritto in chi alla fine lo leggerà).
Mi accorgo che i due estremi, i due capi di questo procedimento, spesso sono gli stessi, intercambiabili e mutanti. Il lettore che riceverà un impulso, avrà sempre lo choc originario della rottura del silenzio, a cui accennavo in qualche altro post, dove l'energia psichica e i meccanismi di trasferimento della stessa, diventeranno altro. Prenderanno forme legate ad altre urgenze e ad altri abbandoni ricettivi di chi si mette all'ascolto. Un segnale radio, più o meno disturbato, la cui frequenza sarà legata a quanto più armonico e complesso sarà il mondo emozionale di chi scrive e alla sua capacità di canalizzarlo in un dato contesto costrittivo, come è quello della parola scritta, ma senza schiacciarlo e rendendolo il più possibile vicino e risonante al mondo ignoto ed emozionale di chi legge. 
Sarà così?

mercoledì 30 gennaio 2013

Un corto di Michela Zucchi realizzato durante il corso di audiovisivi lineari. Tecniche di ripresa e montaggio

martedì 29 gennaio 2013

"Not a soul": estratto ultima revisione romanzo

“Stasera dovrò telefonarle, anche dalla stazione, o forse no: è meglio da casa di Bernard, per sapere come è andata la giornata e poi...insomma, dovrò fingermi Giselle e parlare con Gèrard e poi dire a Pierre di fare l'uomo e di rispettare le regole, oh, che inferno, Sophie! Le nostre voci non saranno poi così diverse, tu cosa dici, sarò credibile? Non credo che sarà così semplice diventare all'improvviso Giselle!”. 
Sophie le sorride appena. 
“È terribile quello che mi hai detto prima, maman. Davvero tu credi di... di non avere mai amato?”.
“Che cosa me lo farà mai capire?" 
“E tu credi che sia così importante il capire per amare, o l'amare per capire?”. 
“L'amare è un capire senza sapere di capire. Nel capire autentico c'è amore. Dovrebbero essere parte della stessa trappola”. 
"Non so...". 
"Così come non potrò mai sapere con certezza chi mi abbia davvero amato e chi mi abbia davvero capito per amarmi. Potrei non essere riconosciuta come una madre che abbia davvero amato così come una madre che abbia davvero capito; e questo fino all'ultimo giorno di vita. E così gli altri per me”. 
"Dici sul serio o stai scherzando?". 
"Secondo te?".
"Ti prego, Isabelle...".

lunedì 28 gennaio 2013

From "The Making of the Shining".

 Come attore, per quante volte tu abbia fatto una cosa, non ti puoi limitare ad un solo gruppo di teorie.
Puoi continuare per anni a ripetere: "Voglio rendere questa cosa reale. Perché non l'hanno mai vista così reale". Continuano a vedere un tipo di irrealtà dopo l'altra, che vorrebbe passare per reale.
E diventi matto con il realismo. E poi, ti imbatti in un tipo come Stanley che dice: "Sì, è reale ma non è interessante".

Jack Nicholson

Monologo 48: un estratto da "Il chiodo nella lampadina"


La tua testa era ferma, come il tuo sguardo, e tutto quello che passava e ci interessava, non era così forte da riportarti viva accanto a me e in quell'istante presente. La bocca ti tremava, come per dirmi un qualcosa. Ti sentivo già altrove, esattamente come ti sento altrove ora. Poi non ho parlato più molto di cose troppo invisibili con te, come il ricordare, il pensare, il passare oltre. L'unica eccezione era quella del sognare. Ti piaceva il fatto che, in alcuni miei sogni, da pittrice tu diventassi di colpo una piccola pianista prodigio, ancora più spenta e magrolina di come tu non fossi nella vita reale, con un calzino sempre sceso e le ginocchia sdrucite. Una volta una cantante svedese, una domatrice di leoni, una venditrice di fiori, di latte, di gelati, di limoni, di uccelli, di cappelli con uccelli, e ancora oltre.Ogni nuova vita e ogni habitus, erano una tua speranza riposta e ancora inconfessata di diventare altro, rispetto a quello che io credevo già tu fossi, e di allontanarti ancora da quello che più temevo di te. O forse erano i miei sogni gli unici movimenti vivi e amici, dove ritrovavo il coraggio di cercarti e di scoprire che cosa ci fosse di vero al di là di quello che ricordavo di te? E se io ti avessi solo ricordata, e mai davvero vissuta? Se tu non ci fossi mai stata come episodio sporadico di una vita non vissuta, ma come residuo fermo di un altro passato? Ti preferivo pianista prodigio del mio pomeriggio, e così non dovevo chiederti più niente. Durante le tue lunghe e ispirate esecuzioni private, preparavo la cena, nella tua stessa cucina reale. Tu eri la mia radiolina triste e arancione, nell'altra stanza, che suonava e a volte sbagliava qualcosa; mentre bruciavo qualcosa sulla fiamma troppo alta, tu continuavi a suonare e a sbagliare qualcosa, e così ci incontravamo. E il tempo scorreva con te, lentissimo, proprio come sta scorrendo ora nelle fiamme del tuo fiume asiatico interrotto. La punta spezzata dell'ultimo candelabro dalla tua finestra, nel primo pomeriggio, mentre spiove a dirotto.

domenica 27 gennaio 2013

Da un viso un vero di aria (bozza)

Da un viso un vero di aria
che sciolgo al sonno la neve,
quando l'umido e l'autunno
si allagano e allampa la sera
all'azzurro morente dei muri,
dove dilaga nei tuoi cortili
il fantasma muto di un bucato;
il roco lume che si ammanta
come il  fuoco di un passero,
la voce di chiaro che mi tace
la rupe cava dei lupi e le lune. 

Lo sguardo e la memoria: Anna Frank


"Voglio diventare una campionessa di pattinaggio e una scrittrice. Voglio che ci sia la mia foto su tutti i giornali; o forse sarò una stella del cinema. Voglio essere diversa dalle altre ragazze; voglio essere una donna moderna. Voglio viaggiare, studiare lingue, lingue e storia. Voglio fare tutto, voglio..."
Annelies Marie Frank, detta Anne. (1929-1945)