sabato 1 gennaio 2011

Asomarse al lado oscuro...

Comincio il nuovo anno con il proposito di amare i lati chiari e oscuri di ogni forma di linguaggio. Ma di farlo senza sforzo. Di non partire da troppi preconcetti, su quello che sia chiaro e su quello che sia scuro. Sulla linea e netta demarcazione tra i contrasti. L'acqua limpida può nascondere molte impurità, o avere quello stato ibrido di apparente limpidezza, come riflesso acquisito e non del tutto naturale. L'acqua torbida, potrebbe invece nascondere trasparenze e traslucenze inattese, essere vittima del passaggio di una nuvola o di una turbolenza, o forse complice del passaggio incantevole di una nuvola nera. 
Vorrei dimenticare quello che ritengo sia un linguaggio chiaro, perché a volte misuro la chiarezza, di un certo linguaggio, sulle dinamiche private di quanto riesca a recepire e quindi con quanta comodità e con quanto poco sforzo, io riesca a saziarmi del boccone, ingurgitarne la fibra e passare avanti. Senza fatica. Non credo che esista solo il meccanismo diretto, dell'assimilazione cognitiva, del riconoscimento del segno e della fruizione simultanea dei suoi amminoacidi. L'alimentazione della cultura segue altre norme, più spiraliche e meno scientifiche. Ho appreso molto e mi sono formato, forse deformato e trasformato, su concetti e pensieri, che al momento pensavo che non avessero alcun senso e alcun valore, solo perché non avevo centrato subito in pieno e capito. Ma intanto avevano già dissolto il loro antidoto velenoso, in una strada oscura e parallela, che proseguiva dentro di me e alle mie spalle, forse in mia assenza. E quante cose chiare, o in apparenza semplici- ci sarebbe da ragionare parecchio sulla differenza tra chiarezza e semplicità. Sono convinto che siano due cose molto diverse tra loro- mi hanno impoverito, o comunque non arricchito del messaggio che credevo così immediato, e quindi formativo, nutriente, per la mia fame o per le mie aspettative immediate. Il problema che avverto, è quello di partire e di atteggiarsi, di fronte a qualsiasi forma nuova o insolita di linguaggio, già con un'idea "chiara" (tra virgolette!), e con una forma ostinata di giudizio, che non abbia a che fare solo con il gusto e le proprie tendenze, ma sul fatto che in quella forma particolare, non esista altro che un nugolo insensato di mosche,  che pasteggia sulla merda di una giumenta o sulla natica di un mulo. Senza dare il tempo al tempo, perché quel contatto, anche se ostico, possa maturare e scorrere per versi ignoti che a volte non sono controllabili e misurabili da nessun procedimento autoptico o sentenza di giudizio.
È quello che penso. Qualsiasi scritto nasconde questi lati e queste ombre. Li nasconde qualsiasi quadro, qualsiasi artificio armonico di qualsiasi composizione. Non penso che un rapporto con un testo, debba prescindere da una certa gustata ricerca del suo possibile aldilà. Se si elimina il fattore ricerca e gusto nella ricerca, ci si troverà sempre di fronte a queste due schiere, di parole bianche e di parole nere. Di parole facili e di parole difficili. Di parole belle perché facili, e di parole brutte (o cattive), perché difficili. Dimenticando, molto ma molto spesso, il senso armonico e contestuale molto più ampio che le include e che le slancia. Non credo impossibile che una persona semplice, anche molto semplice, non possa gustare per sensazione di sonorità, certi passaggi di Joyce, di Gadda, di Lima, o di José-Miguel Ullán, solo perché al di fuori delle solite orbite e convenzioni su quello che sia il facile e il difficile, l'assimilabile e il rigettabile, la scrittura pulita e la scrittura sporca.  A volte le cose non hanno la funzione immediata che mostrano. E al di là di tutto non hanno necessariamente la solita funzione, ma la loro funzione, che può essere diversa e lontana dalla funzione a cui si è abituati. E anche l'ostinarsi al meccanismo di funzionalità e di equilibrio architettonico, dovrebbe partire da solide basi culturali più che razionali. Non credo che un individuo molto razionale, sia necessariamente un individuo con una cultura, così come non credo che un uomo di cultura debba essere necessariamente una persona razionale.
Conviene invece seguire un proprio divertissement espressivo al gusto della ricerca e della scoperta, senza decidere, ma provare. Ascoltare e non scegliere subito. Io insisto sempre col dire che ci si debba perdere e non necessariamente ritrovare in un'avventura letteraria. Credo che un contatto autentico, l'ho avuto quando mi sono perso in certe cose, senza ragionarci e sentenziarci troppo sopra. Questo in qualsiasi tipo di approccio, lascerà sempre e comunque una certa scia. Una scia, a volte, può essere un segno consistente, come un marchio a fuoco, anche se indolore e quasi invisibile.
Concludo questo primo e forse oscurissimo post, con un passaggio molto bello e fisico, del poeta José-Miguel Ullán, estratto da Terrones y guitarros/ Zolle e ciottoli:

Affacciarsi al lato oscuro del lampo/visto e non visto:
la vastità cancellata dell'espressione 

Dall'originale:
Asomarse al lado oscuro del relámpago/visto y no visto:
la vastetad borrada por la espressión.

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