martedì 23 dicembre 2014

"Promenade fatale" approda a Bangalore: Official Selection Access Code Short Film Festival






Un nuovo importante traguardo per "Promenade fatale". Da ieri pomeriggio il film risulta presente nella selezione ufficiale di un altro festival internazionale. Si tratta dell'"Access Code Short Film Festival", con sede a Bangalore, metropoli e capitale dello stato indiano del Karnataka.


lunedì 22 dicembre 2014

Riconoscersi


Mi capita spesso di non riconoscermi in pieno in quello che ho fatto, che ho scritto, che ho pensato. Anche a distanza di giorni, mi sembra di essere così lontano da quello che credevo mi esprimesse e mi delineasse, quanto meno nel giustificare questo mio fare. Come se le condizioni che mi avrebbero portato a convincermi ad agire o a scrivere in quel certo modo, nel momento in cui ho agito, fossero di colpo mutate. O forse potrebbe essere una questione di tempo, di mutamento di prospettive attraverso un certo passaggio di giorni, con dentro diverse esperienze più o meno fuorvianti. In ogni modo è sempre molto duro questo stadio di verifica, nel quale si prova vergogna e imbarazzo verso cose o scritti per i quali si andava fieri e orgogliosi fino a poco tempo prima.
Non credo esista un rimedio a questa situazione. Il non fare e quindi il non scrivere più nulla, potrebbe essere la soluzione più sicura, quella che tutelerebbe da ogni tipo di confronto e di possibile verifica. Ma anche in quel non fare si celerebbe comunque una scelta, che verificata più avanti ci darebbe un'immagine diversa di quello che si è stati, nel momento deciso dell'assenza, dell'invisibilità da ogni metro più o meno personale di giudizio. Anche in quel sottrarsi a ogni confronto, ci si è messi in qualche modo in gioco e quindi ci si è resi oggetto di misura e comparabili con una parte diversa di sé che potrebbe non starci più a genio.
Non mi rimane che adattarmi a quello che posso avvertire indigesto, cercando di non recriminare troppo le mie azioni e il mio operato, quando li sento diversi da come li sentivo o credevo di sentirli. In effetti il loro valore non sarà legato alle effimere sensazioni dei momenti, passati, presenti e futuri che siano e che mi riguardano, ma a una serie di altri fattori spesso poco verificabili e comparabili, oserei dire misteriosi, che rendono nello stesso tempo interessante questa ricerca di identità, molte volte labirintica e beffarda, alla quale il passaggio di tempo continua a condannarmi, ineluttabile. Lo spasmo a riconoscersi ancora felici, – o quasi – nonostante tutto, in questa divorante paternità di se stessi, per esempio?

lunedì 8 dicembre 2014

"Promenade fatale (Love letters)" nella selezione ufficiale dell'IMA International Film Festival 2014 (India)



Bellissima notizia per il nostro "Promenade fatale", che riesce a rientrare nella selezione ufficiale del festival internazionale IMA, con 45 paesi partecipanti.
Domani, 9 dicembre, la proiezione: (Kerala Sahitya Academy, Thrissur, Kerala, India).




lunedì 1 dicembre 2014

"Coffee Smuggler" di Dave Holman




Questo che segue è il video di presentazione dello scrittore indipendente Dave Holman, che decide di commentare il suo primo lavoro nei dettagli, così come ha fatto anche sul suo blog. Questo è un piccolo esempio di quanti scrittori in gamba, pur se non legati al mondo editoriale tradizionale e ufficiale, si organizzano e curano i diversi aspetti del loro prodotto. 
Oltre a cominciare a rettificare i continui pregiudizi sui formati elettronici rispetto alla carta, bisogna anche considerare che il mondo del self-publishing non è più solo un ricettacolo di scrittori modesti o falliti, che non trovando spazio decidono di fare da soli, giusto per stare nel mucchio – ripeto uno scrittore mediocre rimane mediocre sempre e comunque, in qualsiasi luogo e formato – ma un mondo molto più variegato e interessante di quello che si può immaginare, soprattutto se si guarda all'estero,  come sto facendo con molto interesse e scoprendo una serie di realtà molto ricche e stimolanti, senza mai giudicare nulla prima di aver approfondito a dovere le mie esplorazioni, – e ve ne sono ancora tante da fare prima di tirare le somme, credetemi!
E adesso vi lascio al simpatico video di Dave:

domenica 30 novembre 2014

Primo passo di una revisione


Con questo titolo, in questa bella domenica mattina, ho dato la prima severa stoccata al primo racconto della mia prossima raccolta "Il cane del maestro", raccolta che renderò disponibile quando sarà completa e rettificata a dovere nei formati elettronici più svariati, per incontrare quanti più nuovi lettori è possibile.
Dunque con "Lo zio August e Mattia", apro questa esplorazione di un mondo narrativo che sento molto nuovo e intricato dentro di me, ma anche molto controverso e alquanto distante dall'approccio che ho adottato in precedenza nei miei ultimi lavori. Più che un vero e proprio cambiamento, il mondo espressivo di questo primo racconto, come di tutti i seguenti, può definirsi un prolungamento di quelli che erano i miei moduli ancora inespressi, che adesso ho forse maturato e definito per articolarli in uno spazio diverso, forse più ermetico e frammentario, con delle componenti molto più teatrali e insieme immaginifiche al loro interno, ma anche con il costante desiderio di infrangere barriere e di sperimentare nuove zone e colori della mia voce. 
Nella revisione e nella scorsa attenta dei dettagli del primo racconto di questa raccolta, ho ascoltato con grande cura il suono della storia e ho avvertito la schiusa di altre sonorità e insieme di altre priorità, alle quali mi sento molto più sensibile rispetto a prima, dal momento che i piani di interesse nei racconti precedenti erano dedicati al nesso sequenziale degli avvenimenti più che alla loro singola anamnesi. Prevale adesso una certa verticalizzazione dell'accaduto, con l'impulso di intrattenermi nel frammento dell'azione più che nella sola coerenza o matematica del suo sviluppo. Nel singolo accordo più che nell'intera armonia. 
A volte parlare della luna, di una nuvola che cambia tinta sulla campagna, può già essere a suo modo una storia, un accadimento di cose che si vedono e che accadano e che accadono a chi le vede nel momento in cui le racconta o che si vedono a tratti e si nascondono. Raccontarsi attraverso e non verso, per esempio. Cogliere l'istante di chi vive il fatto e non più il fatto mentre è vissuto. Questi particolari si evincono molto da un certo uso dell'immagine che si addensa come una camicia bagnata al plot e lo conduce in territori simultanei e paralleli, quanto oscuri e abissali, che danno alla forma racconto una certa luce primitiva e insidiosa, che a volte si basta da sola, completando alcune parti del quadro davvero con pochi gesti, con una grande pietrosità dell'istante sospeso e spesso smarrito. Si tratta di aprire più porte in una stessa stanza e scorgere più luci e più condizioni da quante stanze saranno presenti in quella stanza madre, da cui ha origine e si compone e a volte decompone il tutto, quello che si vede e quello che si cela come intravisto, che in questo mio nuovo viaggio conta molto di più del visto, (forse ne "La donna della stanza diciannove" ho cominciato a muovermi in questa direzione). Questo primo breve racconto "Lo zio August e Mattia", che apre la mia nuova raccolta, sintetizza dentro di sé quello che si incontrerà, in modalità più o meno diverse, nelle altre storie che lo seguiranno, fino all'ultima, che pare ricollegarsi al senso più intimo e rarefatto della prima, in uno strano cerchio incantato e segreto, dove tutto sembra ritornare e non ritornare più, in un apparato ipnotico, vortice senza tempo e senza fondo (Nel racconto "La casa", si narra di questo baratro che costella un paesino di poche anime, dove forse si richiamano questi fattori che ho appena accennati).
Sono contento di condividere ogni tanto i passaggi di questa mia nuova revisione, che mi sta appassionando davvero moltissimo, insieme a quella del romanzo "Le braci nella pioggia" che continua anche lui la sua lunga strada.
Il prossimo racconto a cui dedicherò tutte le mie energie, il secondo della raccolta, ha come titolo "Il cane del maestro", col quale ho già deciso da tempo di intitolare il libro.

Nella pioggia o nella notte


Nella notte. Il solo passaggio di un suono, di un furgone che sbanda, di un uccello o di un pioviginnio, tutto resta dentro la sua fine. Nel suo sfumare, a quest'ora, si distingue l'eterno dall'effimero, la radice dallo stelo, il maschio dalla femmina, il diavolo da Dio, così come il passaggio del liquore da un ultimo bicchiere a una gola arsa. 
Ogni pensiero sbanda e prende la sua razione dal mistero dei suoni che avvolgono i rientri più tardivi del sabato notte. Così questa scrittura si stanca e si divora da sola, di quello che non dice ancora e che non sa ma che comprende, quando si sazia e si addensa di queste vibrazioni nel deserto e le tramuta nello spettro di altri segni, come di un furgone che sbanda, di un uccello o di un piovigginio, ove tutto resiste dentro la sua piccola fine e insieme dentro di me. Nello stesso secolo di cui si può impregnare un solo istante, per esempio, e diventare un inizio e poi non placarsi mai.
L'esprimersi è arricchirsi attraverso la possibilità di un ascolto che sia in primo luogo condivisione di uno stato dell'essere e non solo di un'efficienza, non più attraverso cose che possono dimostrarsi, ma solo avvenire e accadere a un altro essere mentre le si raccontano. A chi le raccoglie auguro sensazioni che sappiano di profondo, che investano il suo essere di uno stesso possibile intento di consegna, attraverso qualsiasi mezzo e possibilità, ma che si addensino a un suo sogno e non a un mio.
Non importa l'esistenza di lettori colti, approviggionati di mille concetti e di sfoggi, di erudizione, di troppi effimeri intenti e pregiudizi. Basta solo qualcuno che raccolga e che avverta in questo intento di consegna un regalo, consegnato a mano e al buio in bilico, proprio e unicamente a lui, al suo passaggio invisibile di suono e di primo sonno. Nella pioggia o nella notte.

mercoledì 26 novembre 2014

Mezzanotte di fuochi


Questa sera, ritornando a casa, pensavo che la gioia più grande nello scrivere è in fondo la possibilità del sogno, della sua durata e costante filigrana in qualsiasi momento della giornata. Un sottofondo di basso continuo, un secondo cuore che pulsa in un contrattempo e mi anticipa. Niente conta di più di questo sentimento costante del sogno, che porta ad affidare alle mie parole un territorio sconnesso e insieme sicuro, dove solo perdendomici ritrovo casa.
La scrittura rimane quella zona segreta da preservare in ogni caso, al di là dei confini, delle dinamiche, delle convenzioni. È quel tipo di colore che appare solo nei sogni e che cerca di valorizzare di una nuova cromia la tessitura della mia realtà, come uno strappo dell'arazzo nella luce infinita di un mezzogiorno o di una mezzanotte di fuochi.