martedì 15 novembre 2011

Se devo pensare a un buon climax. Lo scrittore cecchino:

Se devo pensare a un buon climax, di solito riesco solo a immaginare sensazioni, difficilmente costrutti troppo logici. Uno scrittore dovrebbe essere riuscito a creare un buon climax, quando il suo lettore si sentirà centrato nel mirino da una possibile pallonata, di passaggio per un giardino pubblico o per qualsiasi luogo dove si sta giocando. Il tiro del ragazzo non è ancora partito, ma il gioco è violento e non vi sono punti di riparo. Il passante-lettore, si trova esattamente in un bersaglio, in uno dei cerchi, senza riuscire a immaginare quando scatterà mai il piede del cecchino su quel pallone e quanto vicino, vicinissimo o nel pieno della sua vacillante posizione.

lunedì 14 novembre 2011

Parola per parola. Convegno Internazionale di poesia:


Parola per parola - Convegno Internazionale di poesia

“Anterem” invita gli appassionati di poesia, filosofia, teatro, musica
agli eventi conclusivi del convegno internazionale
 
PAROLA PER PAROLA
CONVEGNO INTERNAZIONALE DI POESIA
 
Biblioteca Civica di Verona
 

Sabato 19 novembre, ore 10.00
Incontro con Franco Rella
 
vincitore del Premio speciale della Giuria “Opere scelte” Lorenzo Montano.
Gli studenti del Liceo scientifico Fracastoro mettono in scena la sua pièce teatrale Vigilia rationis.
Intervento critico di Susanna Mati.
 
 
Sabato 19 novembre, ore 15.00
Poesia a teatro
 
Jana Balkan e Isabella Caserta del Teatro Scientifico leggono poesie di Ingeborg Bachmann, Yves Bonnefoy, Paul Celan, Edmond Jabès, Silvano Martini, Andrea Zanzotto, Osip Mandel’štam, Arthur Rimbaud, Marina Cvetaeva, Friedrich Hölderlin.
 
 
Sabato 19 novembre, ore 18.00
I vincitori del Premio Lorenzo Montano
 
Premiazione di Mariangela Guàtteri per “Raccolta inedita”;
Paolo Donini per “Opera edita”; Giovanni Infelìse per “Una poesia inedita”;
Tiziano Salari per “Una prosa inedita”.
 
 
Sabato 20 novembre, ore 11.00
Poesia in Concerto
 
Concerto a cura del Conservatorio “Bonporti” di Trento/Riva del Garda.
Musiche originali dei compositori Flavio Carlotti, Luca Borgonovi, Raffaele De Giacometti, Loris Sovernigo, Michele Callà, Fabio Conti, Damiano Simoncelli, Raul Masu, Valentina Massetti.
Per ulteriori informazioni su ogni singolo evento
e per prendere visione del programma completoche prevede altre importanti occasioni di incontro:
www.an

domenica 13 novembre 2011

Sull'arroganza e sul dire o gridare per il dire

Ricordo una passeggiata con mio padre, ricordo esattamente un punto di strada di questa passeggiata, eravamo in via Scarlatti, dove mi parlava. Ero ancora piccolo, e mi parlava della descrizione della Gita al faro della Woolf. Mi faceva rivivere, attraverso la sua voce calma, eravamo appena in salita, i dettagli di quella lettura, quelle luci e quelle trasparenze che non mi hanno più lasciato e che impregnarono di vita e di grandi schiarite gran parte di quel nostro pomeriggio solitario. E ancora, nel tempo, Petrarca, Tasso, Whitman, Dylan Thomas, Joyce, Mann, Gadda, Miller, Hölderlin, Cervantes, Proust, Bertolucci, Gatto, Melville, Conrad, sono appendici naturali di quel contatto, scoperte svelate nel tempo per sentieri più vari e oscuri, ma con quello stesso approccio di mistero iniziale di una passeggiata.
Ho imparato ad amare la letteratura con questi tempi, con la delicatezza di un regalo, e non come una forma di dominio. Purtroppo sento gridare, anche da persone che non hanno molto a che fare con la scrittura, ma che devono in qualche modo dire la loro, – tanto la rete è aperta –, e allora anche una sassata, che cosa importa. Anche una sassaiola di grida, che cosa cambierà! (Parlo soprattutto di Facebook, almeno per quello che ho avuto modo di esplorare).
E quindi mi accorgo che molti usano il dire, spesso violento e arrogante, per il gusto del dire, del gridare e del distruggere. Anche se i loro interessi saranno diversi, devono lanciare a vuoto il loro sasso. Il problema è che questo tipo di suono, non lascia lo spazio e nemmeno il tempo per capire e per trarne un beneficio o un insegnamento, dal momento che i sassi non hanno mai insegnato nulla, ma solo lapidato.
Io posso vantarmi di aver dato ascolto, a chiunque me lo abbia chiesto – ricordo ancora i testi di qualche anno fa, del progetto Repubblica, che mi furono sottoposti – con l'umiltà e con la voce bassa, ma senza aver mai lanciato una sassata a nessuna persona al mondo che scrive o che tenta di farlo. Ho sempre cercato di trovare del bene, e di non fare il matematico delle virgole, dei lemmi e dei sintagmi, perché non solo queste strade misurano l'intensità e la profondità di un testo, ma ancora tanto altro.
È tutto.
Mi auguro di  trovare in rete più musicalità e meno rumori. 
Mi auguro che chi farà anche commenti di poche righe, si ricordi che il dire e il parlare sono cose importanti e vive, come  strumenti da far vibrare, e non sassi muti o rutti da scagliare nel vuoto.
Un saluto Domenicale e intenso.

Sera in Aprile:


Cominciano a sera le prime chiare;
dal frontale rosa un filo di valico,
distese di vino tannico e bianco
le voci sono ricolme del mare.

La campagna notturna udrà lo stellarsi,
sul prato madido della Domenica: e pian piano-
da non sembrare una schiusa viva-, nemmeno
sbrinandone il passo a quello stonarsi

del tuo svogliato flou il terso canticchiare
che ti disvela, come un'asina dolce, insulare,
in quell'aria atroce e magica del ritornare.


giovedì 10 novembre 2011

Andrea Malabaila: Video di Montesilvano. Festival della narrazione:

mercoledì 9 novembre 2011

Little Brother Live:


Little Brother Live, coming to Custom Made Theatre from Pauline Luppert on Vimeo.

Lo spettro di visione

Credo allo spettro di visione in un processo di scrittura. Credo che sia il seme.
Mi guardo intorno e avverto altre priorità. Uno scrittore  deve maturare una capacità e uno spettro visivo, che giustifichi l'attenzione richiesta, il tempo di un lettore. Altrimenti la sua è una rapina.
Credo che vi sia un po' di confusione, tra efficacia, popolarità, comunicativa e riscontri immediati di questa comunicativa – tra l'altro si può essere comunicativi e scrivere male, ma questo non lo si dice mai. Venendo alle priorità, mi accorgo che la qualità e la grana di visione di uno scrittore, è dimenticata da molti, e spesso viene analizzata l'ortodossia o forma di culto della pagina, come spettro madre. La ricerca della perfezione a discapito della percezione. La forma e la regola della forma come condizione imprescindibile. Uno scrittore deve occuparsi anche di parole, ma esiste un intero mondo invisibile che deve percepire e trasmettere al di là delle lettere. Ed è qui che comincia il dramma.
 Il livello generale di chi si occupa di scrittura è piuttosto alto.  Scritture molto dirette, in rete ve ne sono diverse, ricche di consensi e di appariscenze. Io la chiamo la scrittura Sig Sauer, è una mia invenzione, un mio personale codice per evidenziare un certo approccio alla pagina. Per chi non lo sapesse, Sig Sauer è il nome di una pistola semiautomatica, una scrittura snella, tagliente, fumante, plastica. Credo che in diversi casi sia corretta allo spasmo, è fornita di un kit di editing e non sbava di una virgola. Ma in molti casi non vede.
Che cosa significa vedere o non vedere quando si scrive. Vuol dire splancare certi canali sensori e certi strati di osservazione nuovi in chi legge. Vuol dire dilatare uno spettro cognitivo e visivo, che attraverso la parola scritta, rivaluti e riqualifichi l'universo sensibile che ci fa vivi.
Lo spettro di visione è anche una ricerca faticata, che non ha niente a che vedere con la ginnastica ritmica dei paragrafi, ma con tutto l'impianto complesso e vibrante dell'immaginazione. Quando descrivo una ragazza in un certo luogo, posso disporre come scrittore di vari piani prospettici, di varie inquadrature, per ritrarla non solo nella fedeltà di chi in quel momento non mi è dentro o non mi è accanto, se sto descrivendo una cosa vista davvero, ma per incastonarla nella mia percezione di quell'attimo, che non sarà la stessa di ciascun testimone potrà attraversare quel punto di strada in quello stesso istante insieme a me. Quella ragazza verrà moltiplicata per tanti intrecci e incroci paralleli e individuali, diventandone cento o trecento in quello stesso istante, se consideriamo quanti altri ospiti indesiderati si insinueranno in quel frangente di osservazione.
L'obiettivo della mia descrizione, sarà quello di fotografarla da un mio piano e non da un suo. Di restituire la ragazza attraverso un mio occhio-occhiale privato, che riesca a distinguere le priorità e separare il mio intento dalla mera oggettività o visione comune o cronaca del fatto visivo.
Qualcosa che mi ha colpito molto e che in quell'istante poteva essere riduttivo o superfluo, ma che rappresentava e ancora rappresenta la chiave di accesso alla tensione del soggetto in espansione, rifrazione, coesione in quell'esatto frangente, con le mie dinamiche più oscure ed espanse, rifratte e coese del mio occhio. Quello naturale e non pensato.
Ribadisco che un'immagine da descrivere sarà scevra da un meccanismo di pensiero o di calcolo visivo, o bilancio. Non dovrò mai pensare a quello che vedo o a quello che conviene che veda, perché è quello che amano vedere gli altri – questo è uno dei più grandi difetti di molti giovani anche talentuosi. Devo vedere l'irrazionale, ma il primo lampo naturale che il mio spettro animale e selvatico di visione, in quell'istante preciso e non deciso, mi consente, senza legarlo a nessuna politica economica. Scegliere la visione che ameranno vedere gli altri, e vederla con gli occhi degli altri, vuol dire non vedere più e circondarmi di un branco di lettori ciechi come me.
Mi dispiace deludere i matematici della scrittura, ma in uno spettro di visione non esiste economia, non esiste utilità nel processo di combustione dell'immagine, ma esiste un colpo diretto, da prendere e da incassare, da subire e non da calcolare. Il suo livido da tradurre in qualcosa di comunicabile, quando passerà lo stordimento e avrò ritrovato pace. 
Quel particolare che mi sceglierà o che capterò tra tanti, sarà stata la radice del mio spettro di visione, e nessun particolare alternativo potrà restituirmi un' immagine di quella situazione più autentica, in grado di avvicinare anche il mio lettore al percorso intangibile e renderlo vivo con una sua nuova esplorazione parallela di quello stesso contatto o molestia visiva. In quel momento offrirò un'opportunità creativa. Con la dinamica di uno spettro creativo molto ampio e sensibile, lettore e scrittore saranno avvinghiati dallo stesso compito, inquinati dalla stessa presenza occulta o fenomeno visivo del soggetto ritratto o ripreso, senza che nessuno dei due dovrà compromettere l'equilibrio originario di visione, per accontentare l'attitudine di una visione popolare e di successo dell'oggetto-soggetto.
Non credo che sia importante quanto sia perfetta la fedeltà formale all'immagine. Il peso della ragazza, i suoi colori, i suoi collant o le sue ideologie. Conta il contrasto con la propria capacità di sogno e disegno, dove deve insinuarsi in controluce lo spunto per ritrovarsi nei sogni e nei disegni che potrebbe aver fatto chi mi legge se fosse stato al mio posto in quel momento. Tanto più bravo e sensibile sarà quello scrittore-medium, che riuscirà a rendere visibili cose che in quel momento non si sarebbero viste, facendo in modo che al prossimo impatto su di una figura simile, si varierà e si dilaterà anche il personale approccio o spettro di visione di  lettore-osservatore.
l.s.