sabato 1 ottobre 2016

"La cronaca del dodicesimo". Anatomia di un dono




Domani, per tutto il giorno, ho deciso di regalare un mio racconto a chiunque abbia il desiderio  di leggerlo. "La cronaca del dodicesimo" sarà infatti disponibile per l'intera domenica.
Lasciare respirare una propria storia, ogni tanto, fa bene. Le storie nascono per incontrare altri spazi, nuovi occhi e interiorità. Non so ancora di preciso la destinazione futura di questo racconto, così come di molte delle mie opere di scrittura che vivono il tormento di un loro destino nebbioso, ancora insondabile – anche perché sono molte le dinamiche da affrontare per valutare in che modo condividerle ma anche perché condividerle. Io so che alcune storie che ho scritto ormai esistono, anche se questo lo so soltanto io, ma che potrebbero esistere anche per gli altri, o anche no. Potrebbero anche resistere a esistere soltanto per me, se non vi saranno delle condizioni adeguate perché questa esistenza e condivisione abbia un senso nel quale mi riconosca, certo. O esistere per me e anche per gli altri senza che io le condivida, per esempio. Questo aspetto è misterioso ma anche molto possibile. Una volta che una storia nuova nasce, rimane in qualche modo nell'aria, anche per chi non la leggerà, avrà la sua lieve influenza, attraverso di me, ma senza che io ne parli, basta la vita di Luigi, così com'è, a testimoniarla viva, anche in un solo frammento e quindi a essere letta senza che il lettore ne sia consapevole, forse. Ne sono convinto. Tutti i miei scritti, la maggioranza di quelli che non espongo, esistono lo stesso. Il loro nucleo, la loro ragione che li ha fatti sorgere dal buio, rispetto ad altre storie non nate, è già sufficiente perché io mi sazi della loro esistenza, della loro possibilità di condivisione, che non pregiudica la densità del loro essere vivi e condizionanti per la mia vita. O volendo possiamo anche ragionare così: se non fossero esistiti, tutto quello che io condivido sarebbe stato altro, diverso se privo di quella esperienza. Un'esperienza di scrittura profonda, si completa da sola. È autonoma. Quando correggo un passaggio e lo sento scivolare meglio, le mie parole e le mie emozioni scivolano meglio anche loro. Quando scenderò in strada non sarò più lo stesso di quello che ero prima di correggere quel punto o passaggio più impervio. Le parole di uno scritto vivono lo stesso. In un loro scrigno, ma vivono e mi condizionano quanto quelle condivise, in uno strano controluce, anche le pochissime che ho deciso di condividere – alcune le ho ritirate per una mia scelta, ma questo è un altro discorso.
Una delle cose più affascinanti della scrittura è quella di non poter prevedere quanta strada farà mai una storia, una volta venuta al mondo. Ci sono lavori molto belli ed equilibrati, con un bellissimo suono, che faticano a trovare il loro luogo. Altri che hanno avuto più facilità, nonostante li avessi visti meno fluidi e interessanti. Mi è successo con un paio di lavori, a mio parere sopravvalutati in una pubblicazione avvenuta in seguito a una premiazione e al contrario altri che reputavo migliori, che sono arrivati un po' meno lontano. È così. Non possiamo farci molto, in fondo. Le storie hanno un'anima e ogni anima ha un suo cammino. Una sua lunga strada nella notte.
A questo racconto "Cronaca del dodicesimo" al termine di una laboriosa revisione con un cambio di titolo (nella versione precedente, prima di questa revisione, il racconto si chiamava "L'attesa) voglio offrire una domenica all'aperto. Tutto qui. Cosa c'è di più bello, anche solo con un racconto, di entrare in un giorno di pioggia o di sole, anche di una sola persona, con le proprie parole? Entrare in un'altra vita e ricevere da quest'altra vita quanto meno l'illusione che amare le parole abbia ancora un valore? Semmai in una località soleggiata, o al contrario, in un paesino divorato da un temporale, dove questo racconto potrebbe tener compagnia a un ragazzo che è rimasto a casa, per il tempo cattivo.
E se invece nessuno accetterà questo dono? In questo caso, il solo fatto di aver sognato per un solo giorno un suo atterraggio in una località soleggiata, o al contrario, in un paesino divorato da un temporale, dove questo racconto potrebbe aver tenuto compagnia a un ragazzo che è rimasto a casa, per il tempo cattivo, ecco, tutto questo sperare e immaginarlo è stato già bellissimo e ne sarà valsa la pena. Così come l'averlo scritto.
Credetemi, amici. È così.
Una buona domenica!






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