venerdì 20 maggio 2016

La strega


Dal finestrino della cinquecento,
l'altra sera ho visto una strega.
Era poco distante dal mio portone.
Si allacciava una scarpa a punta,
mentre tu ridevi e un po' fumavi,
standotene girata dall'altra parte.

Con gli occhi chiusi mi domandavi
del principio di indeterminazione,
mentre quel laccio sfilava dalla scarpa
e si avvinghiava in una crocchia nera,
come le tue parole infossate
e ancora dipinte di spavento.
La curva di quella schiena
magrissima della strega
mi rammendava il tuo profilo:
l'osso diritto del naso,
i capelli scesi sul viso,
il cappotto aperto
sulla minigonna.

Quando sono risalito a casa,
oltre lo sbattere del portone,
non mi era rimasto più niente.
A stento il gorgo del tuo motore,
il freddo che appanna il vetro
nel giallo fitto dell'ascensore.

l.s.





















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